Le ruspe di Salvini al Baobab

***di Massimo Marnetto, 14 novembre 2018 – Distruzione dei campi, come rimozione dei migranti.
Sembra questo il Salvini-pensiero, che ha spinto le ruspe contro il Baobab, il centro che a Roma da sempre dà vitto, riparo e una doccia ai migranti in transito, altrimenti senza un posto dove andare. Le telecamere hanno inquadrato mezzi pesanti che radevano al suolo baracche e tende, mentre il ministro dell’interno rilasciava dichiarazioni tronfie di soddisfazione. Il meccanismo della comunicazione della destra è chiaro: la rimozione fisica innesca quella mentale. Se il campo non c’è più, il problema non c’è più.

Questa truffa va smascherata.

La verità è che se il campo non c’è più, il problema si complica. Dire “sparpagliatevi e arrangiatevi” è la premessa per bivacchi nelle stazioni, parchi, edifici abbandonati; senza più assistenza legale e con l’efficiente ufficio di collocazione criminale, che arruola subito gli sbandati per spaccio e altri crimini. Un quadro di degrado noto, che è stato ancora una volta rivelato in occasione dell’omicidio della giovane Desiré, con stabili in rovina diventati dormitorio di emarginati in promiscuità con delinquenti abituali, che alla fine li traviano.

Ministro Salvini, distruggere il Baobab – come aver abolito la protezione umanitaria – è criminogeno. E svela la volontà di degradare i migranti in ombre randagie, mettendo in conto più reati, più paura, più voti. Tutto questo è vergognoso e pericoloso. E io voglio denunciarlo, con tutta la mia indignazione.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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