Giornalisti: approvate linee guida per la riforma dell’Ordine

Non è la prima volta. Linee guida sono state approvate in vari altri consigli nazionali, a qualcuno presi parte anch’io, nei primi anni novanta. Ma una vera riforma il Parlamento non l’ha mai approvata. Troppo comodo, per politici ed editori, lasciare le cose come stanno, specie per quanto riguarda deontologia e accesso alla professione.(nandocan)

***da INPGI notizie, 20 ottobre 2018 – Sono state approvate le linee guida per la riforma dell’Ordine dei Giornalisti.

Cambiera’ il nome dell’albo che diventera’ “Ordine del Giornalismo”e le regole per facilitare l’accesso: sparisce l’obbligo del praticantato di diciotto mesi, ad eccezione del periodo transitorio, riferito alle situazioni essere, dal momento che ormai e’ diventato quasi impossibile essere assunti da una testata. L’esame di idoneita’ resta obbligatorio per l’iscrizione, ma si potra’ fare avendo conseguito una laurea di base (triennale) in qualsiasi facolta’ in Europa, seguita da una pratica giornalistica all’interno di un corso universitario annuale e un master di giornalismo post laurea riconosciuto dall’Ordine.

Previsto anche il superamento dell’esclusivita’ professionale, quindi gli iscritti potranno svolgere anche altre attivita’ purche’ non in conflitto di interessi con la professione giornalistica.

Ogni Consiglio Regionale, inoltre, istituisce il Registro degli Uffici Stampa pubblici e privati con giornalisti iscritti all’Albo.

“Oggi piu’ che mai alla tenuta democratica del nostro Paese serve un organismo come l’Ordine dei Giornalisti che certifichi la diffusione di informazione verificata e garantita secondo i principi deontologici” ha dichiarato Carlo Verna, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti.

“Al centro della riforma ci sono proprio la funzione deontologica dell’Ordine e il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati, insieme con l’accesso alla professione, con la formazione e l’aggiornamento dei giornalisti, consapevoli del ruolo del giornalismo come potere di controllo democratico”.

Le linee guida sono state approvate con 43 voti favorevoli, 5 contrari e 4 astensioni. Sono state inviate via Pec al Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio e dovranno essere poi discusse e votate in Parlamento per diventare poi legge.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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