Baviera, argine all’ondata di destra in Europa

***di Udo Gümpel*, 15 ottobre 2018 – La politica di destra anti-migranti non sfonda, ma fa guadagnare tanti voti a un partito del “Willkommen”, benvenuti. A vincere è soprattutto un rinato partito Verde che ha portato la bandiera dell’Europa, dei Diritti Umani e dell’inclusione dei Migranti. Per la Csu è una sconfitta storica che mette un punto di svolta della politica in Germania, con evidenti ripercussioni sul piano europeo. ‘No pasaran’ le destre xenofobe nel Land più conservatore e più cattolico della Germania.
Analizziamo il voto
La Csu, partito “sorella” della Cdu, presente solo in Baviera, governa la regione da un mezzo secolo, quasi sempre da solo.
Dopo il 2015, il “Willkommen”, il benvenuto tedesco ai profughi, all’inizio in maggioranza siriani, poi anche molti afghani, irakeni, e africani transitati per l’Italia. La Csu del suo capo Horst Seehofer ha visto nei migranti che passavano quasi tutti per i confini bavaresi (in transito dall’Austria, via i Balcani, oppure dall’Italia), “la madre dei problemi della Germania”.
Gli industriali non la vedevano così, a loro piaceva l’idea di nuovi arrivi.
E Seehofer non si curava neppure dei molti cittadini che da allora sono attivi nell’accoglienza e integrazione.

Seehofer però aveva ragione in un senso: l’AfD, nato come partito anti “scrocconi” del sud, (anti-italiano specificamente), con l’arrivo dei migranti aveva cambiato bersaglio, e si è fatto il partito della paura antimigranti, arrivando 12% alle ultime elezioni nazionali del 2017.
E allora Seehofer pensa che uno spostamento deciso a destra sarebbe stato utile per riconquistare quel voto.

I due errori di Seehofer
Ma Seehofer ha commesso due errori in questo suo calcolo.
Primo: l’elettorato AfD, per metà proviene dal non-voto. Persone che hanno, come dicono le analisi sociologiche, un “geschlossen nationalistisches Weltbild”, ovvero un sistema di valori etici molto nazionalista, xenofobo, chiuso e autoreferenziale.
La politica del “Willkommen” ha chiamato questi elettori al voto e nell’AfD hanno trovato un partito a loro conforme: nazionalista, xenofobo, con venature naziste, spesso e volentieri antisemite. Altro errore di Seehofer, che questo tipo di elettore non avrebbe mai votato per il Csu – avrebbe sempre preferito l’originale trucido, autenticamente di destra estrema. O astensione, oppure filo-nazista. Mentre il tradizionale elettore Csu, quasi la metà dell’elettorato, la sterzata anti-migranti, le continue polemiche contro la politica dell’accoglienza e integrazione hanno portato ad una fortissima dissociazione.

La cattolica Baviera
Le chiese sono fino ad oggi molto impegnate in questo e non a caso il Cardinale di Monaco, Reinhard Marx, ha sostenuto con 50.000 Euro l’Ong “Lifeline”- si, quella dell’odissea di 7 giorni davanti a Malta, ero a bordo come ricordate. Agli antipodi dell’Afd, degli xenofobi. Il Cardinale Marx è peraltro anche uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco, nel “C9”.
Dunque: per una vasta area di cristiani, cattolici, luterani, e molti semplici cittadini pur conservatori bavaresi, la campagna contro i migranti non era più tollerabile.
Memorabile era una grandissima manifestazione a Monaco con il titolo #ausgehetzt”, ovvero, lo traduco nel suo senso vero, “mo’ basta con denigrazione e odio” contro i migranti, e con lo slogan #untrennbar”, non divisibili, ovvero: Siamo tutti tedeschi e di colori diversi, grazie al Cielo. Nessuno ci separa per razza, fede o provenienza.

Fuga di voti
Dove sono andati quei voti? Il travaso di voti più importante persi dalla Csu e andato ai Verdi, che con il quasi 18% sono diventati un grande partito popolare, “pro-europeo, liberale, democratico, inclusivo”, altri voti li ha persi verso Freie Wähler, sempre conservatori, ma meno xenofobi e anti-Merkel di Seehofer.

Deludente è il voto per l’AfD. Il partito sperava di trovare conferma del trend nazionale che lo vedeva prima di queste elezioni oltre il 15%. Non sono riusciti a intercettare più voti “anti-migranti”, ormai meno di quello che loro speravano e altri temevano, e sono rimasti anche al di sotto il voto 2017 per il Bundestag, al 12,4%, ora 10,2%, perdendo nell‘arco di un anno 160mila dei suoi 915mila elettori 2017.
Peggio è stato trattato dall’elettorato bavarese l’Spd. Il più antico partito tedesco, nato nel 1863, vive ora la sua più grave crisi. Perché una bella parte dei suoi elettori in uscita è andata verso l’AfD, verso il partito che prometteva di proteggere la “gente semplice” dai migranti -che avrebbero rubato a loro lavoro, il messaggio noto-, e non è stato in grado di guadagnare nuovi consensi. Voti in uscita anche verso i Verdi, e pure al Csu!
Uno schiaffo se lo è preso pure il partito liberale, l’Fdp, presumibilmente ancora per il rifiuto di formare la coalizione “Jamaika”, insieme a Cdu e Verdi, il rifiuto di prendersi responsabilità di governo.

Sintesi possibile?
Somma sommarum: gli elettori bavaresi non hanno apprezzato la campagna di odio e denigrazione anti-migranti della Csu, e sono scappati in tanti verso un partito a favore dell’Europa, dell’integrazione, dei Diritti Umani.
Hanno scelto meno l’AfD di quanto non faceva il trend, ora per la prima volta negativo per i nazionalisti.
Ha schiaffeggiato l’Spd per la sua vaghezza e anche per il personale politico insipiente, e l’Fdp per il gran rifiuto.

Un messaggio molto chiaro: la litigiosità tra Seehofer e la Merkel sempre sulla questione dei migranti, non ha pagato per Seehofer che ora dovrebbe aver le ore contate. Ma oggi la “Grosse Koalition” non avrebbe più la maggioranza degli elettori. Si avvicina la fine per la Cancelliera? Oppure riesce a governare con la forza della disperazione, dopo aver silurato il suo eterno nemico bavarese?

L’aspetto europeo: Chi si aspettava una vittoria, oppure una forte avanzata delle forze anti-europee, insomma degli amici di Salvini, Orban o la LePen, è rimasto deluso.
La Baviera si è fatta argine all’ondata di destra in Europa.

*Udo Gümpel, laureato in Fisica delle Particelle Elementari, è giornalista professionista dal 1988. Dal 1997 è corrispondente dall’Italia per NTV e dal 2009 per l’intero gruppo della TV tedesca RTL. Il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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