Fuori i bus turistici dall’anello ferroviario di Roma

Non è mia abitudine pubblicare comunicati stampa da chiunque provengano, ma abitando nei pressi di Piazza San Pietro….;-) (nandocan)

***COMUNICATO STAMPA  6  Ottobre 2018  – Motus – Mobilità e Turismo Sostenibile – la rete di Associazioni di quartiere del Centro Storico di Roma (*) – nell’esprimere il proprio cordoglio ai familiari di Giorgio De Francesco, vittima dell’investimento da parte di un bus turistico in una centrale via di Roma – rinnova il proprio appello per istituire un divieto di accesso peri bus turistici, all’interno dell’Anello Ferroviario.

Motus ha presentato specifiche proposte al Comune di Rome, per il tramite della Commissione della Mobilità Sostenibile, nel corso di incontri richiesti ed ottenuti, in riferimento all’imminente entrata in vigore dal 2019 del nuovo Regolamento sui Bus Turistici. In particolare, Motus chiede il ripristino del “Sistema Giubileo 2000”, che l’Amministrazione Capitolina in tale evento ha sperimentato con successo, quando dispose il parcheggio dei bus turistici in aree non congestionate ed il collegamento al centro con navette dedicate a basso impatto.

Motus chiede anche una conferenza di servizi Città Metropolitana – Trenitalia per concordare prezzi più bassi per il treno di collegamento diretto Fiumicino Aeroporto – Stazione Termini, in modo da renderlo competitivo con quello delle navette su gomma che offrono lo stesso percorso, al fine di ridurne sensibilmente il numero e il pesante impatto soprattutto nell’area dell’Esquilino. Inoltre, chiede lo spostamento dei capolinea di queste navette presso stazioni metro o di treni urbani esterne all’Anello Ferroviario, affinché sia facilitata l’intermodalità di accesso dei turisti nel Centro Storico.

Motus chiede che sia studiato un sistema orario di validità dei biglietti per i mezzi pubblici, per proteggere la prima fascia mattutina degli spostamenti dei residenti per lavoro e studio – per esempio fino alle ore 9,00 – dalla sovrapposizione con i flussi turistici, come avviene già in altre capitali europee.

La Rete Motus continuerà ad impegnarsi per l’allontanamento dei bus turistici dal Centro Storico – e in generale contro la “turistificazione” del Centro Storico di Roma – che sta trasformando questa aerea dichiarata “patrimonio dell’Umanità”, in un enorme villaggio turistico artificiale, sempre più a misura di un turismo intensivo “selfie-e fuggi” e sempre meno adatto a residenti ed artigiani.

Rete Motus
(*) Associazione Abitanti Giolitti Esquilino – Associazione Civico 17 Prati, Mazzini, Delle Vittorie – Comitato Ottaviano Giulio Cesare – Comitato Piazza Vittorio Partecipata – Piccolo Cinema America – Rione Monti Coordinamento Comitati – Trionfalmente 17 – Vivere Trastevere

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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