Lo scandalo di Riace

***Roma, 2 ottobre 2018 – Credo che sì, che fosse stato previsto il clamore destato questa mattina dall’arresto in Calabria del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, con l’accusa tra l’altro di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel 2016 la rivista americana “Fortune” l’aveva inserito tra i più grandi leader mondiali proprio per aver trasformato un piccolo paese quasi spopolato della Calabria profonda, noto soltanto per il ritrovamento in mare di due antichissime statue, in uno straordinario modello di accoglienza per i migranti di tutto il  mondo. E credo che il clamore fosse stato previsto proprio perché, appena reso noto l’arrivo dei finanzieri con la notifica degli arresti domiciliari, il ministro degli interni Salvini si era affrettato ad intervenire sui social con un’ennesima provocazione: “Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati! Io vado avanti. #portichiusi #cuoriaperti“.

Ma non è certo merito di Saviano  e dei buonisti se quel piccolo paese è diventato “un simbolo nel mondo”, come hanno scritto ANPI, ARCI, CGIL, LIBERA e  ARTICOLO 21 in un comunicato congiunto. “ll modello Riace – si legge ancora nel comunicato – è semplicemente la straordinaria dimostrazione che si può costruire un efficace sistema di accoglienza diffusa, che l’integrazione rappresenta una importante occasione di sviluppo per il territorio, che costruire una società inclusiva e accogliente è un vantaggio per tutti. Un’utopia contro la quale negli ultimi mesi aveva fatto già balenare le sue accuse il Ministro dell’Interno: la colpa di Riace sarebbe quella di aver accolto troppo, anche oltre le decisioni delle commissioni prefettizie”.

Ma il Presidente della Repubblica ha detto che le leggi vanno rispettate, hanno commentato perplessi alcuni amici. “Se, oltre alle Alte Autorità dello Stato, non le rispettano neanche i sindaci, dove andrà a finire il Paese” ? Certo che le leggi vanno rispettate. Così come il giudice ha il dovere di applicarle imparzialmente. Quando, tanti anni fa, difendevamo gli obiettori di coscienza condannati ripetutamente al carcere militare come renitenti alla leva non ce la prendevamo col tribunale che li condannava ma con il Parlamento che non permetteva ancora ai pacifisti di servire la patria senza armi. E’ anche così che ottenemmo il servizio civile alternativo. Spesso per cambiare in meglio le cose è necessario mancare un poco di rispetto alle leggi perché “l’obbedienza non è più una virtù”, come don Lorenzo Milani scrisse, in quella stessa occasione, ai cappellani militari. Disobbedire pagando magari di persona, come facevano quegli obiettori che avevano ciò nondimeno la nostra solidarietà.

Questa volta la solidarietà è più che mai meritata, perché l’alternativa sarebbe la resa incondizionata ad un razzismo montante, che non si vergogna neppure di utilizzare come tribuna una trasmissione seria come “Otto e mezzo”, dove la signora Santanchè ha illustrato una  proposta di “Fratelli d’Italia” ( vedi a 30′ circa dall’inizio della trasmissione) ,che pensa di risolvere il problema della delinquenza straniera introducendo il reato di “integralismo islamico”. In tal caso – ha commentato ironicamente Raniero La Valle – l’art. 10 della Costituzione dovrebbe essere modificato così: “Lo straniero (fatta eccezione degli integralisti islamici), cui sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Dello straniero che fugge dalla fame, dalla miseria e dalla guerra, ateo o credente esagerato o moderato che sia, non se ne parla nemmeno”.

E per dirla tutta io credo che oggi, aprendo gli occhi alla realtà, perfino il concetto di “integrazione” dovrebbe essere superato. In uno dei suoi ultimi saggi, intitolato significativamente “L’Altro”, Ernesto Balducci scriveva quasi trent’anni fa: “il compito che oggi ci attende è quello di tentare nuove forme d’incontro con l’altro, con il diverso. Ormai le monoculture sono finite…c’è una forma di integralismo che non è all’altezza dell’età planetaria, dove è  prevista l’intersecazione delle culture. L’Europa è chiamata a tentare questa nuova avventura senza precedenti nella storia della specie…non dobbiamo costringere le coscienze ad entrare nel nostro itinerario. Il mondo moderno è finito, se con questo si intende il mondo in cui l’Europa si offre come modello a tutti i popoli della terra”. Molti oggi credono che, nonostante tutto, Balducci e il suo “Uomo planetario” avessero ragione. Ci vorrà forse ancora del tempo, ma non basterà l’arresto di un sindaco né la demagogia di Salvini ad impedire la diffusione del “modello Riace”. 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

One thought on “Lo scandalo di Riace

  1. L’unico torto del sindaco di Riace è quella di aver aggirato la legge in modo pacchiano con i matrimoni burla.
    Sono le leggi che vanno cambiate. Ai giudici il compito di applicarle in modo corretto. Altrimenti diventa un Paese in cui ognuno può fare quello che vuole.

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