Questa manovra fa bene o male all’Italia?

Peccato che la “lotta clamorosa” all’evasione di cui qui scrive Marnetto, se non accompagnata da misure e numeri molto precisi, non possa essere inserita in un bilancio preventivo (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 29 settembre 2018 – I pareri sono polarizzati. C’è chi vede l’inizio del tracollo, chi l’avvio del decollo. La stessa idea di una maggiore giustizia sociale affermata con il reddito di cittadinanza, è poi contraddetta dal condono di chi evade. Si proclama la vittoria sul mercato, ma poi gli si andrà a chiedere i soldi per far fronte all’abnorme debito pubblico, che cresce ancora. Niente paura, dicono dal Governo: proietteremo sul futuro la mala gestione del passato, per sigillare il presente in una bolla di benessere. In realtà, è difficile calcolare tutte le conseguenze di questa manovra ibrida, che comunque appare carica di rischi e viziata da opportunismo generazionale.

Ben diverso sarebbe stato il discorso, se le nuove misure anti-povertà e di investimenti fossero state fondate su una lotta clamorosa all’evasione fiscale, che avrebbe giustificato anche un moderato ricorso all’indebitamento. Insistendo sul concetto che un debito pubblico abnorme non va ridotto per l’Europa, ma perché brucia una montagna di soldi (interessi), indispensabili alla rigenerazione del Paese.

Tutto ragionevole. Peccato che non ci fidiamo più della serietà degli interventi strutturali, perché corruzione e privilegi hanno squalificato la politica e azzerato la pazienza collettiva. Colpa anche di un’Europa miope che ha inflitto un’austerità inutile e frustrante. Così, ora vola nei sondaggi chi promette manna tossica, che sazia oggi e avvelena domani.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti