Per una nuova stagione di lotta per la Costituzione

Dal Coordinamento per la democrazia costituzionale ho ricevuto e pubblico un appello a non ridurre la vigilanza, premiata dai risultati del 4 dicembre 2016, contro persistenti “disegni reazionari e autoritari di mutamento delle nostre istituzioni” e l’appalesarsi di una “deriva autoritaria e presidenzialista, destinata anche a ridurre drasticamente il ruolo del Parlamento” (nandocan)

***La Costituzione italiana, da molti anni al centro dell’attenzione demolitrice delle diverse maggioranze parlamentari e di governo, sempre uscite sconfitte dal tentativo di modificarne la struttura e gli strumenti posti a garanzia per i cittadini, è nuovamente oggetto di aggressione anche nel nuovo contesto politico costituitosi dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018.
Un’aggressione che si caratterizza con nuove forme e diverse modalità, contrassegnate da un’unica matrice di fondo: la negazione dei diritti fondamentali e universali delle persone, dei principi di solidarietà ed eguaglianza, che dal 1948 accompagnano e rafforzano la democrazia costituzionale in cui viviamo.

Mai come ora si assiste – in particolare da parte di chi ricopre funzioni ai vertici istituzionali – ad un’azione politica diretta ad insinuare e coltivare nella vita civile la discriminazione tra le persone.
Si vive quotidianamente in questo Paese la privazione effettiva dei diritti al lavoro, ad una efficiente sanità pubblica, all’istruzione, alla casa.
In questo quadro di negazione dei diritti si assiste contemporaneamente a propagande e a comportamenti, fuorvianti per l’opinione pubblica, diretti a insinuare la fasulla convinzione che l’assenza dei diritti, quello al lavoro in primo luogo, e la mancanza di garanzie, quella alla sicurezza dei cittadini in particolare, siano determinati dalla presenza nel nostro territorio di uomini e donne provenienti da altri Paesi. In questo modo si ricrea la logica del capro espiatorio che negli anni 30 del secolo scorso portò all’abiezione estrema delle leggi razziali.
In palese contrasto con i principi costituzionali su cui si fondano i diritti e i doveri delle persone, di tutte le persone, a partire dai fondamentali articoli 3 e 10, con questa logica si stanno progressivamente legittimando comportamenti illeciti e condotte criminose ed eversive, aggravati dall’essere rivendicati come esercizio di funzioni pubbliche.
Si rivela così in tutta la sua pericolosità il manifesto tentativo, da parte di chi riveste delicatissimi ruoli istituzionali, di delegittimare la funzione giurisdizionale per
sfuggire al controllo di legalità.
Ancora una volta appare chiaro che l’attuazione concreta della Costituzione non sia, come dovrebbe, il riferimento fondamentale dell’agire politico.
La vittoria del NO nel referendum costituzionale del dicembre 2016 ha tracciato la strada per la rinascita di una coscienza collettiva democratica; la mobilitazione e l’impegno di tanti cittadini sono riusciti a fermare chi voleva stravolgere la Costituzione per modificarne soprattutto la forma di governo.
La consapevolezza e la volontà di difendere uniti la democrazia costituzionale costituiscono il principale ostacolo ai disegni reazionari e autoritari di mutamento delle nostre istituzioni.
Disegni che sono ancora palesi oggi, così come non sono cambiati soggetti e formazioni politiche che da quel tentativo di demolizione sono usciti sconfitti.
Nuove forme di attacco alla Costituzione sono in atto, con fatti compiuti, e non possono escludersi, perché già annunciati, rinnovati tentativi formali di modifica della Carta. Siamo in presenza di una deriva autoritaria e presidenzialista, destinata anche a ridurre drasticamente il ruolo del Parlamento, la cui centralità come sede rappresentativa della sovranità popolare viene apertamente messa in discussione. Ciò richiede reazione e un rinnovato impegno per ricostruire le energie democratiche per impedire tentativi di annullamento dei diritti e di esasperazione delle disuguaglianze.
Occorre, nel contempo, avviare una campagna politica a lungo termine che sappia vigilare e incidere sulle scelte legislative ed esecutive, affinché siano ripristinati i valori costituzionali su cui si fonda la convivenza civile, insieme occorre l’impegno concreto perché i diritti e doveri dettati dalla Costituzione trovino realizzazione pratica e concretezza nella vita democratica del Paese.
In questa situazione, mai sopita di pericolo per la democrazia, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale invita a raccogliere tutte le energie e le culture, cittadini, soggetti sociali e formazioni associative che si riconoscono nei valori della democrazia costituzionale per una nuova stagione di lotta per la Costituzione.
Roma, 16 settembre 2018
Massimo Villone, Silvia Manderino, Alfiero Grandi, Domenico Gallo, Mauro Beschi, Francesco Baicchi, Mauro Volpi, Vincenzo Vita, Antonio Esposito, Livio Pepino, Riccardo De Vito, Alfonso Gianni, Antonio Di Pietro, Pietro Adami, Maria Longo, Antonello Falomi, Giovanni Russo Spena, Enzo Palumbo, Antonio Caputo, Carlo Di Marco, Maria Paola Patuelli, Raniero La valle, Antonio Pileggi, Marta Pirozzi, Socrates Negretto, Francesco Lovo, Giulia Venia, Sergio Caserta, Maria Ricciardi Giannoni, Lisa Coan, Paolo Caretti, Mauro Sentimenti, Luciano Favaro, Leonardo Becheri, Sara Malaspina

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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