Libertà di cultura (video 2:59:06)

Roma, 15 settembre 2018 – “Rotterdam unlimited”, Rotterdam senza frontiere. 178 culture diverse per quello che è uno dei festival di strada più grandi del mondo. Alla fine di luglio si sono dati appuntamento in questo parco centinaia di olandesi originari di Capo Verde. Isolate e povere di risorse, le isole di Capo Verde vivono sostenute soprattutto dai legami migratori col resto del mondo. Qui a Rotterdam,la seconda città olandese che ospita il più grande porto di Europa, cominciarono ad arrivare negli anni sessanta, in cerca di occupazione nel settore marittimo. Molti erano già sbarcati negli Stati Uniti, altri in Portogallo, nell’Africa occidentale e in Sudamerica. In Italia, badanti e domestiche capoverdiane, tra i primi immigrati ad arrivare nella più recente ondata migratoria, erano già a Roma nel 1957.

In Olanda ma soprattutto qui a Rotterdam i capoverdiani sono dunque di casa da tempo, riuscendo a integrarsi perfettamente con la popolazione locale. E oggi danno un forte contributo a quell’eclettismo culturale che nei Paesi Bassi come altrove si esprime principalmente nella musica, nella danza e nel cibo. Un esempio di integrazione da valere anche per il resto d’Europa.

Più che un festival, sembra una festa familiare, con un’atmosfera di eccitante allegria  cui collaborano grandi e piccini. E sono soprattutto i giovani, che rimproverano agli immigrati di prima generazione una mentalità e un comportamento troppo europei, i più decisi a sfoggiare colori vivaci e musica africana o giamaicana. I ritmi eseguiti da questo gruppo musicale sono funanà e kizomba.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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