Italia-Libia lette dalla Russia

Grazie al prezioso lavoro di ricerca dell’amico Ennio Remondino e dei suoi ottimi collaboratori, ritorniamo, dopo la pausa estiva, a proporvi interessanti punti di vista sulle crisi internazionali che turbano o minacciano la pace e il fragile equilibrio nel mondo (nandocan)  
***da Remocontro, 5 settembre 2018 – Provare a leggere le cose di nostro diretto interesse attraverso altri occhi, aiuta sempre. Sopratutto oggi, rispetto al pasticcio Libia in cui il nostro Paese si trova coinvolto quasi fosse caduto giù dalle nuvole. Lettura da parte di chi tende ad avere occhi strategici più allenati dei nostri, ad esempio. La Russia, in questo caso: Paese non nemico ma assieme, concorrente politico commerciale in Libia. Una voce da ascoltare, attraverso le considerazioni di Vladimir Fedorenko che Sputnik ci propone come grande e noto esperto russo di studi orientali. Poche premesse, e subito al dunque, a darci qualche ragione: «Roma sa che le elezioni in Libia possono portare una nuova guerra civile».

Elezioni pericolose
Premessa facile: Francia e Italia sostengono in Libia leader differenti e che sono, dunque, fra loro nemici. E gli obiettivi strategici di Italia e Francia in Libia, legati al petrolio, sono del tutto contrapposti. E le elezioni presidenziali che si vogliono tenere terranno il 10 dicembre non favoriranno il superamento delle controversie tra i diversi gruppi. «Nel Paese continuerà un doppio regime: il governo di Tobruk sostenuto dai francesi che collabora con l’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar, e il governo di Accordo nazionale di Fayez al-Sarraj a Tripoli formato con il sostegno dell’ONU. A questo vanno aggiunti numerosi altri gruppi indipendenti». Sintesi chiara, dubbi su cosa le elezioni in Libia potrebbero generare.

Diffidenze romane
Roma non si fida di Haftar per i suoi rapporti con vari gruppi dall’ambigua reputazione e per le sue relazioni con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. L’Italia, infatti, guarda con preoccupazione al rafforzamento delle posizioni in Libia di queste due nazioni, ma senza mai rinunciare a trattare. «È da considerarsi un grande successo dell’Italia il fatto che la Brigata di Zintan, prima la principale alleata di Haftar nella Libia occidentale, se ne sia distaccata. Senza questa Brigata le possibilità dell’Esercito nazionale libico di riprendersi quel territorio sono diminuite considerevolmente, per non dire che sono praticamente nulle», afferma Kiril Semenov, direttore del Centro di studi islamici.
In particolare, la Brigata di Misurata oltre l’incerta Zintan.

Greenstream, gas e petrolio
Sono ben 13 i gruppi che, in Libia occidentale si sono rifiutati di riconoscere l’accordo tra Serraj e Haftar del luglio del 2017 a Parigi. E ad opporsi anche le ormai note, Brigata di Zintan e quella di Misurata. La Brigata di Misurata ha posizioni molti vicine a quelle dei Fratelli Musulmani, e Fedorenko rileva, «In Russia i Fratelli Musulmani sono ritenuti un gruppo terroristico, mentre in Occidente no. Tuttavia, va detto che la Brigata di Misurata ha risolto il problema dello Stato Islamico in Libia costringendo quest’ultimo ad abbandonare la città di Sirte. In altre parole, a condurre questa battaglia contro l’Islam radicale sono i rappresentanti della Libia occidentale». Ribadito il caos delle posizioni tribali anche lette in russo, cosa ne esce di nuovo?

Francia e Italia in Libia
La risorsa principale della Libia è controllata dalla National Oil Corporation di Tripoli. Solo questa società ha il diritto di esportare. La società è legata a al-Sarraj ed è gestita proprio da italiani. A Bengasi esiste un’altra società che è gestita dal Governo di Tobruk e la maggior parte dei giacimenti si trova sotto il controllo di Khalifa Haftar. «In questa controversia l’Italia per ora primeggia sulla Francia poiché le risorse energetiche non possono essere trasportate all’estero senza passare dall’Italia. La Francia, però, sta tentando di mettere in regola Haftar e l’Esercito nazionale libico attraverso queste nuove elezioni. In tal modo, si procurerà gli elementi necessari per poter influenzare le esportazioni e la ripartizione delle risorse energetiche libiche a suo vantaggio», afferma l’esperto.

Le debolezze dell’Italia
Elezioni del dilemma. Kirill Semenov ritiene che Roma sia contro il loro svolgimento. Prospettive elettorali incerte con forze in grado di contrapporsi allo svolgimento. E se si svolgeranno, da chi saranno riconosciuti i risultati? Ancora non è neppure chiaro quanti elettori vi prenderanno parte. L’intervistato di Sputnik ritiene che le elezioni in Libia potrebbero far vacillare le posizioni dell’Italia poiché uno dei possibili scenari è la legittimazione dell’Esercito nazionale libico e di Haftar e la conservazione di al-Sarraj al potere ma solo nella sua funzione di rappresentanza. «Nella Libia occidentale si ritiene che in realtà non si tratti di altro che di un accordo tra al-Sarraj e Haftar con il duplice obiettivo di mettere in regola Haftar e il suo Esercito nazionale libico e di isolare i gruppi della Libia occidentale dalla vita politica».

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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