Aiutiamoli a liberarci (4:27)

Roma, 10 luglio 2018 – Il razzismo nasce dalla paura, la paura dall’ignoranza o dalla cattiva informazione.Gli immigrati stranieri in Italia sono meno del 10 per cento della popolazione, ma gli intervistati nei sondaggi credono di contarne il triplo. Allora è giusto domandarci quanto contribuiscono a questa percezione televisioni e giornali o anche internet. Con fake news oppure  omissioni delle vere ragioni che costringono alla richiesta di asilo. All’appello di padre Alex Zanotelli, al quale ho già dedicato un articolo, ha fatto seguito il 2 luglio scorso un seminario nella sede della FNSI dove Green Cross Italia, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite e  Anna Meli della Carta di Roma ha fornito dati e informazioni molto significative. Qualche giorno dopo, alla festa annuale di articolo 21 Aboubakar Soumaloro, sindacalista africano laureato in Italia, ha spiegato perché i lavoratori africani della Piana di Gioia Tauro non saranno più, come profetizzava 26 anni fa padre ernesto Balducci, gli schiavi del terzo millennio.

“La Banca mondiale – scriveva in un articolo per l’Unità il 24 febbraio 1992, poche settimane prima del tragico incidente che gli costò la vita – ci ha informato che in America Latina in Africa si muore per fame più che 10 anni fa. Il continente di sottouomini si allarga e a tenerlo segregato da ogni speranza non è l’ignavia o la malvagità della natura, È un sistema economico internazionale coscientemente e ostinatamente mantenuto, anzi ostentato come una conquista della civiltà. Tutto può durare fino al giorno in cui gli schiavi del terzo millennio non prenderanno coscienza che per diritto naturale le risorse della terra sono di tutti gli esseri umani che vivono sotto il sole. È questa la “classe in sé” che diventerà, per usare un linguaggio marxista, la “classe per sé” delle rivoluzioni di domani. Cari amici della sinistra dovremo aspettare che sia un Papa 10 a dirci queste cose”. Ora il Terzo millennio è arrivato. Il Papa c’è e queste cose le dice, più ancora che quelli del passato. Dunque, per favore, accogliamo questa gente e aiutiamola a liberarci.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

2 pensieri riguardo “Aiutiamoli a liberarci (4:27)

  1. Fernando, non ti faccio un complimento.
    Ma il tuo è uno fra i rarssimii blog che vale la pena frequentare.
    Per il resto , trovo non solo mancanza di professionalità unità alla gran voglia di essere presenti sui social, ma soprattutto assenza di valori nei temi trattati.
    Condivido .tutto sulla cattiva informazione e sulla falsa percezione dei fenomeni – non solo sociali – da essa provocata.
    Rimango tuttavia uno fra i pochissimi, che si illudono che dopo la sbornia….” deve passare la nottata” !

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti