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Gaza massacro, 43 morti 1900 feriti

E’ salito a 43 (fonte Haaretz) il bilancio dei manifestanti palestinesi uccisi nei violenti scontri con l’esercito israeliano lungo la barriera che chiude Gaza. I feriti sono oltre 1900. 
***di Ennio Remondino, 14 maggio 2018 – La Gerusalemme israeliana festeggia tra diplomatici ingessati e figli, Ivanka Trump, madrina del trasferimento della ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, deciso contro mezzo mondo e quasi tutta Europa dal papà Donald. Terre palestinesi occupate o circondate in rivolta. A Gaza è guerra con l’impiego anche di aerei, carri armati e artiglieria israeliani. 37 per ora i manifestanti palestinesi uccisi, più di 1200 i feriti. Gli ospedali di Gaza stanno lanciando appelli alla popolazione per donare sangue.
L’esercito israeliano afferma di aver sventato un attentato vicino a Rafah, nel sud della Striscia. ”Un commando di tre terroristi armati – ha detto un portavoce – stava cercando di deporre un ordigno. Le nostre forze hanno reagito e i tre sono morti”. Secondo i media, i militari hanno fatto ricorso ad un carro armato. Il portavoce ha aggiunto che velivoli israeliani hanno colpito anche un obiettivo di Hamas a Jabalya, dopo che da esso erano partiti spari.

2 popoli 2 Stati addio
L’esercito – afferma il portavoce militare israeliano- si sta misurando lungo il confine con Gaza con “diecimila dimostranti violenti, e altre migliaia sono disposti nelle loro immediate vicinanze, in dieci punti di attrito”. Hamas, prosegue il portavoce israeliano e riferisce l’Ansa, “sta guidando un’operazione terroristica, mascherata da mobilitazione popolare. Cercherà di compiere attentati e di realizzare infiltrazioni di massa in Israele”. Di conseguenza l’area limitrofa a Gaza è stata proclamata “zona militare chiusa”.
In questo clima di scontro, per ora limitato a Gaza, Israele si appresta dunque a festeggiare l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, nel quartiere di Arnona, nella zona ovest. Tra misure di sicurezza imponenti, oggi la decisione di Donald Trump dello scorso dicembre diventa realtà, nonostante la forte opposizione del mondo arabo, dei palestinesi, dell’Onu e di gran parte della comunità internazionale, Ue compresa, tutti preoccupati che questo passaggio segni la fine della soluzione a 2 Stati.

Usa, problemi arabi
Sarà il segretario al tesoro Usa Steven Mnuchin a scoprire la targa che fa, per ora, del Consolato la sede dell’ambasciata in attesa che sia costruito il nuovo palazzo. Alla cerimonia tutta la delegazione Usa, capeggiata da Ivanka Trump e dal marito Jared Kushner, ebreo americano, e l’intera leadership israeliana, con in testa il presidente Reuven Rivlin e il premier Benyamin Netanyahu. 800 gli inviti diramati e 33 i diplomatici di paesi esteri presenti, tra cui 4 dell’Ue. L’inviato di Trump per il Medio Oriente Jason Greenblatt in un tweet ha provato a spiegare che “il trasferimento dell’ambasciata Usa non è un distacco da nostro forte impegno per facilitare una pace di lunga durata”. Molto difficile oggi da condividere.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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