Forni? No, pentola a pressione

Il pronostico di Marnetto, tanto per creare un po’ di suspence…….;-) (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 1 maggio 2018 – Allora elezioni anticipate? Non è ancora detto. Molto si capirà dal duello di giovedì tra Martina e Renzi.

Il pronostico sembra scontato (Renzi), ma non è così. E’ vero, lui controlla la maggioranza, ma nuove elezioni sarebbero la fine delle poltrone che ha distribuito in Parlamento. Un terremoto capace di ridurre in macerie il partito, già fortemente lesionato dalle spinte tra chi punta all’opposizione conservativa e chi invece vuole rischiare un governo con i grillini, pur con la precauzione di un contratto di programma, che escluda alleanze ideali.

Ma chi potrebbe rovesciare Renzi dal suo trono? Zingaretti: l’unico che ha vinto una regione importante; l’unico che con i 5 Stelle ci parla da tempo e li ha coinvolti anche nella nuova giunta; l’unico che nel partito ha sempre cercato di unire.

Ma lo farà? Si, ma non in prima persona, perché intende uscire allo scoperto solo al congresso. Ora invece sembra più plausibile che indirizzerà la sua notevole autorevolezza nel sostegno di una scelta alternativa a Renzi, per dare al PD un nuovo segretario di emergenza, che risolva la reggenza. Sarà Franceschini? Cuperlo? Forse. Quello che è certo è che in una rivoluzione del genere, Renzi – che non sa perdere – uscirebbe dal PD sbattendo la porta con tutta la sua corte, per fondare un nuovo partito. Magari con l’aiuto di Calenda con le sue entrature in Confindustria e di Casini, per riconquistare il consenso dei cattolici tradizionalisti rimasti senza sponda politica, Comunione e Liberazione in primis.

Insomma, quello che non è stato possibile con i forni, verrà da una pentola a pressione.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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