Riprogettare la partecipazione

***di Massimo Marnetto. 11 marzo 2018 – Lunedì: presentazione di un libro – Martedì: un’associazione di volontariato dice quello che fa – Mercoledì: Sostegno psicologico, educativo, anti-violenza familiare, anti-bullismo, ecc. – Giovedì: Focus politico con analisi dei temi nazionali – Venerdì: Focus territoriale con analisi dei temi del territorio – Sabato: passeggiata guidata per scoprire luoghi critici e bellezze del quartiere – Domenica: cineforum / visita a una mostra, ballo, ecc.

Ecco, se ci fosse un partito di sinistra che organizzasse così le sue sezioni, farei fatica a non iscrivermi. Ma chiederei altro: che ogni circolo del centro si gemellasse con uno di periferia per offrire ai giovani a rischio un doposcuola quotidiano, consulenza Erasmus, ma anche corsi per imparare a suonare uno strumento, per diventare video-maker, rapper, breakdancer ed altri servizi/attività ai giovani, a quali chiederei in cambio la loro energia per bonificare periodicamente aree degradate dei quartieri con pulizie collettive e dimostrative. Infine, ogni sezione dovrebbe essere gemellata con una di un paese europeo, con scambi di esperienze e visite, per creare legami, amicizie e campagne comuni tra cittadini europei.

Ho citato questi esempi per dire che la politica non può rinnovarsi solo con il riposizionamento dei capi, ma deve completamente riprogettare la partecipazione dei militanti. La vecchia sezione passiva – dove si sente la “messa” del coordinatore, più pochi interventi intelligenti e molti inconcludenti – non funziona più. E soprattutto non attira i giovani. Creare sostegno, consapevolezza, fiducia e responsabilità diffusa è il solo antidoto per far ritornare la politica popolare, dopo la stagione populista.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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