La Bonino di destra?

Roma, 3 marzo 2018 –  Capita ogni tanto che qualcuno si stupisca che Emma Bonino è, per quanto riguarda la politica economica e la giustizia sociale, decisamente di destra o almeno più favorevole alla libertà di mercato che alla sua regolazione da parte dei poteri pubblici. E’ accaduto per i suoi rapporti con Berlusconi e il suo governo, dal quale peraltro è stata segnalata per l’incarico più importante della sua carriera politica, quello di commissario europeo.  Perfino Renzi può essere considerato più a sinistra di lei, anche se  accanto alle sinistre la Bonino si è sempre ritrovata  nella lotta per il divorzio e l’aborto, come oggi nella difesa dello ius soli e del diritto all’immigrazione.

L’individualismo di tipo anglosassone a cui si ispira il liberalismo radicale difende i diritti civili e politici di ogni individuo ma non mette affatto in discussione il liberismo capitalista. Perciò, se Emma si è trovata ieri accanto alla Confindustria nell’invocare per la scuola italiana più preparazione al lavoro e “meno latinisti”, in perfetto accordo con la “buona scuola” di Renzi, sbaglia chi la considera una “voltagabbana” mentre potrebbe esserlo semmai il segretario del Pd, che rivendica un’ispirazione cristiana e dichiara di ispirarsi a La Pira.

Come osserva giustamente lo storico Yuval Noah Harari nella sua “breve storia dell’umanità”,(Sapiens, da animali a dèi, pagina 209) libertà e uguaglianza sono due valori che “si contraddicono a vicenda. L’eguaglianza può essere assicurata solo decurtando le libertà di coloro che stanno meglio. Garantire che ciascun individuo sarà libero di fare quel che desidera vuol dire imbrogliare sull’eguaglianza. Dopo il 1789, l’intera storia politica del mondo può essere vista come una serie di tentativi per risolvere tale contraddizione”. La sinistra è arrivata storicamente col socialismo. Il radicalismo liberale della Bonino si è fermato prima.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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