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Brasile: foresta amazzonica a rischio

Quello che non capisco è perché il diritto internazionale preveda l’applicazione di sanzioni per violazioni più o meno opinabili di natura politico militare e rimanga indifferente a danni gravissimi come questo alla salute dell’intero pianeta (nandocan)

***da remocontro, 2 marzo 2018 – La Corte Suprema del Brasile ha confermato importanti cambiamenti alla legislazione che protegge la foresta amazzonica, dando un duro colpo agli ambientalisti, ma soprattutto agli equilibri ambientali e naturalistici di tutto il pianeta.
La revisione tra le altre cose include un’amnistia per i proprietari terrieri che hanno tagliato gli alberi illegalmente e l’aumento delle zone coltivabili. Secondo le leggi in vigore dal 1965 in Brasile, i proprietari terrieri dovevano preservare il territorio, senza coltivarlo, in una percentuale che variava dal 20% all’80% a seconda dell’area.

La Corte suprema ha ridotto questi vincoli, riducendo la quantità di terra da preservare a 290.000 km quadrati, più o meno quanto l’Italia. E cancellando le multe per coloro che hanno rimosso gli alberi illegalmente prima del 2008. Gli agricoltori, in questo modo, potranno coltivare la terra più vicina alle cime delle colline e alle rive del fiume, che sono particolarmente vulnerabili all’erosione se gli alberi vengono abbattuti.
La potente lobby degli agricoltori brasiliani appoggia le nuove leggi del governo di destra sostenendo che favoriranno la crescita dell’economia. Per gli ambientalisti, norme che premiano chi ha deforestato in passato e continuerà a farlo in futuro sempre impunito.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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