Il mio terrorista è peggio del tuo: buoni e cattivi a convenienza

L’esibizione show del premier israeliano Netanyahu con frammento di drone iraniano al vertice antiterrorismo di Monaco. Il Diavolo Assoluto per uno, che non coincide quasi mai col resto del mondo e spesso anche con una parte degli alleati. Intrecci d’odio più complessi e pericolosi di quelli d’amore*.

  1. Turchia. Nemico assoluto per Ankara, i curdi e le loro ambizioni indipendentiste. In Siria l’Yp . l’Ankara simil imperiale di Erdogan rivendica addirittura parti delle province settentrionali di Idlib, Aleppo, Raqqa e Hasakah e punta a creare ‘zone cuscinetto, protettorati gestiti da truppe turche e ribelli anti-Assad. Annessioni di fatto, e cacciare lo Ypg dalle aree curde.
    L’alleanza fra curdi e americani ha spinto la Turchia a rovesciare le sue alleanze. Unita alla Russia, principale alleato di Assad, pur di sconfiggere Ypg.
  2. Iran. Le milizie sciite addestrate dai Pasdaran. Theran ha costruito una rete di basi a supporto delle milizie sciite alleate. In Siria ci sarebbero 20-30 miliziani iracheni e 10 mila afghani, inquadrati da ufficiali dei Pasdaran. Con i russi gli iraniani condividono la base T4 a Palmira, con qualche tensione: Mosca contraria a provocazioni contro Israele.
    Teheran ambigua verso la Turchia e i curdi. Ostile ai curdi nell’Est, quelli di casa sua, li sostiene ad Afrin. Appoggia le azioni turche anti-Usa ma combatte i suoi alleati arabi, Jaysh al-Khor e Ahrar alSham, islamisti sunniti, dettaglia Giordano Stabile su La Stampa.
  3. Governo siriano. La Siria di Assad che esiste ancora solo grazie alla Russia. A sua volta uno dei perni dell’asse sciita della «resistenza» anti-Israele. Dopo essere stato più volte sull’orlo della sconfitta, ora Assad controlla il 65% del territorio e l’80% della popolazione. L’esercito, ha rapporti storici con l’Urss, ora incarnata dalla Russia di Putin, oggi più «laici» e in funzione antiamericana. La Turchia è stata il principale avversario assieme all’Arabia Saudita, per l’appoggio agli insorti sunniti. I rapporti restano tesissimi, nonostante la mediazione russa.
  4. Curdi. I curdi siriani si sono dati un autogoverno dopo il ritiro delle forze governative dal Nord-Est della Siria. II potere è monopolizzato dal Pyd, Partito dell’Unità Democratica, e dal suo braccio armato Ypg con ideologia laica e socialista. II Pyd è nato su spinta del Pkk turco-iracheno, dopo che Assad padre si era accordato con la Turchia ed aveva espulso il leader Abdullah Ocalan.
    I curdi hanno un rapporto ambivalente con Damasco. Li uniscono i nemici comuni: Turchia e gruppi jihadisti sunniti. Li divide l’alleanza dello Ypg con gli americani.
  5. Stati Uniti. Vicini ai gruppi ‘moderati, contro il governo di Damasco, sostenuti in soldi e armi. A partire dalla fine del 2013, con la prevalenza sul terreno dei jihadiasti di Al-Qaeda e poi dell’Isis, hanno cambiato strategia e puntato sui curdi per fermare lo Stato islamico senza dover riconoscere Assad, ma per garantirsi una presenza in funzione anti-Iran e anti-Russia.
    Hanno 13 basi e 2000 militari nel Nord-Est. Hanno rapporti ambigui con la Turchia: non vogliono rompere con un Paese chiave della Nato ma neppure abbandonare i curdi.
  6. Russia. Mosca è intervenuta il 30 settembre 2015 a fianco di Bashar al-Assad. Ha inviato fino a 50 cacciabombardieri ed elicotteri d’assalto. Dispone di una base aerea a Hmeimim, una navale a Tartus, e una avanzata vicino a Palmira. Sul terreno la sua azione affianca quella di Hezbollah e iraniani, ma non è un’alleanza organica.
    Con i curdi dello Ypg i rapporti appaiono ambigui. Li sostiene ad Afrin, ma li combatte, in quanto alleati degli Usa, nella provincia di Deir ez-Zour. Mosca non è entusiasta dell’aiuto di Assad ai curdi per i suoi rapporti con la Turchia.
  7. Arabia Saudita. Arabia Saudita, la grande sconfitta nelle guerre per procura in Siria. Ha appoggiato gruppi ribelli islamici fm dal 2011, soprattutto Jaysh al-Islam ma si è ritrovata spiazzata prima dall’emergere dell’Isis, poi dalla controffensiva degli alleati di Assad, il blocco sciita e la Russia. I suoi ribelli sono ora confinati in poche sacche isolate.
    La più importante è quella del Ghoutha, la periferia orientale di Damasco, dove il regime sta per dare l’assalto e dove migliaia di combattenti sono assediati assieme a 300 mila civili.

*il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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