Aggravante specifica per chi aggredisce i giornalisti

***di Massimo Marnetto, 20 febbraio 2018 – La giornalista Federica Angeli poteva “farsi i fatti suoi” e invece ha parlato, denunciato e scritto contro gli Spada di Ostia, fino a trovarsi a vivere sotto scorta. Poteva ritrattare, non ricordare, attenuare e invece ha confermato tutto in aula, con coraggio e precisione. Gaia Bozza, giornalista di Fanpage.it, la testata digitale che ha svelato la richiesta di tangenti per lo smaltimento dei rifiuti campani, è stata percossa dai fan di De Luca, mentre cercava di fare domande su questo episodio. Nelle stesse ore, la Coste d’Assise di Palermo ha confermato che il giornalista civile (non era iscritto all’ordine, lo fu post-mortem) Mauro Rostagno venne ucciso per le denunce contro la mafia trapanese, diffuse dalla sua emittente Rtc.

Basterebbero queste tre concomitanze per capire il valore fondamentale del giornalismo di denuncia per la democrazia. Ecco perché dovrebbe esserci una specifica aggravante di pena per reati violenti commessi contro i giornalisti. Ma ad introdurla dovrebbe essere il Parlamento, dove siedono personaggi spesso “disturbati” da inchieste scomode, che non vogliono intercettazioni, né ficcanaso nei loro affari. E quindi sarà difficile (ma non impossibile) che questa tutela possa essere votata. Nel frattempo, possiamo essere anche noi cittadini a “scortare” i giornalisti coraggiosi. Con la nostra pubblica gratitudine. Con il nostro pubblico sostegno.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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