Purezze

***di Massimo Marnetto, 19 febbraio 2018 – Anni di governabilità artificiale (premio maggioritario) hanno atrofizzato la capacità di collaborare tra forze che rappresentano realmente il Paese.

Il “premio” risolveva tutto ai fini del funzionamento del potere. E oggi ci troviamo con partiti talmente disabituati allo sforzo di convergenza con gli affini per ideali, da preferire piuttosto l’ “inciucio” con chi è del versante opposto. Magari sostenendo che non esiste più destra e sinistra, per servire cocktail nazareni. Invece, il proporzionale ripropone in maniera netta la distinzione sinistra-destra, ponendo la discriminante su chi vuole più giustizia sociale e chi la vede come freno alla competitività.

Dentro questi schieramenti, le differenze di partenza si curano con faticosi accordi sul programma, fino a raggiungere il compromesso che dà il via al governo. Come insegna la Germania, ci vuole tempo, apertura e impegno per trovare la soluzione bilanciata di governo. E spesso si pagano prezzi con la propria base che chiede “purezza & intransigenza”. Ma è l’unico modo per dare prospettiva a un Paese, senza esporlo a maggioranze gonfiate da premi, che poi sono tentate di usare la loro forza additiva persino per attaccare la Costituzione.

Saremo capaci dopo il voto di trovare alleanze di affinità e di programma?
O la guerra delle purezze ci condannerà a una lunga e disastrosa stagione di governi più brevi delle campagne elettorali?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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