Zebre

Non è scandaloso, scrive Marnetto, solo incompetenza nella gestione interna. Eppure il clamore sollevato nella stampa e in televisione da questa brutta figura dei Cinque Stelle farebbe pensare il contrario. Che sia giusto far loro pagare un prezzo per la pretesa “diversità”, può essere. Attenti però che una guerra mediatica sproporzionata non finisca per fare il loro gioco (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 13 febbraio 2018 – Si scopre un buco nelle restituzioni di parte degli stipendi dei 5 Stelle. Scandalo? No. Incompetenza? Sì.

Non è scandaloso che il M5S scopra che i furbi in Italia sono così infestanti, da germogliare anche nelle proprie aiuole. Tanto più, se non li protegge, ma li vuole cacciare. Quello che invece colpisce è l’incapacità di effettuare questi ovvi controlli prima di definire le candidature. Tanto più se questo tema è da sempre l’elemento più apprezzato non solo dagli elettori, ma anche da chi invoca da anni la discontinuità della fine di privilegi e super-stupendi.

Così, l’accusa d’incompetenza torna di nuovo a colpire, anche se questa volta si riferisce alla gestione interna. La toppa però è peggiore del buco visto che la prevista imposizione di un atto di dimissioni non sarebbe vincolante, perché incostituzionale. E anzi, aumenta il rischio di portare in Parlamento apolidi esposti ad adescamenti filogovernativi, in quanto senza più nulla da perdere, visto che hanno già subito la scomunica del Movimento.

E allora? Meglio un atto di clemenza costruttiva, che impegni i responsabili dei mancati versamenti a sanare i conti; e i responsabili dei mancati controlli preventivi a sanare le procedure interne di controllo. Riconoscendo il concorso di colpa del Movimento che non ha vigilato. E senza lasciare zebre fuori branco nelle aule, le prede preferite dei caimani.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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