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Cercatori

Ai cercatori di uguaglianza raccomanderei di aggiungere gli altri due principi della rivoluzione francese, libertà e (soprattutto) fraternità (solidarietà), alla base anche della nostra democrazia. Senza il rispetto dei quali l’uguaglianza non sarà mai conquistata né difesa (nandocan).

***di Massimo Marnetto, 26 genaio 2018 – Indecisi, scheda bianca, astenuti: oltre alle tre classiche fasce residuali di voto, i sondaggisti dovrebbero includere i “cercatori”.

Quelli che riconoscono al voto un’importanza così elevata, che ricercano fino all’ultimo il partito più utile alla nazione. Sono le persone che si chiedono a vicenda “tu chi voti?” e si ritrovano a vicenda a dirsi che non lo sanno ancora. Che stanno divorando giornali, talk, web, ma appena si orientano per qualche partito, esce la banalità di un suo rappresentante che fa cadere le braccia. Sono diversi dagli indecisi, perché questi considerano più di un partito votabile, ma non sanno quale scegliere. Mentre i cercatori ancora non ne hanno trovato uno che vada bene. Sono diversi dagli astenuti e scheda bianca, perché – nonostante il travaglio – comunque voteranno.

Come tanti cercatori, ho deciso di orientarmi su un valore bussola e così sceglierò chi tutela con più forza il principio più in crisi di questi anni: l’uguaglianza.

In crisi perché chi ha privilegi, li rivendica come diritti acquisiti; chi dovrebbe pagare tasse per riequilibrare le diseguaglianze, le vede come un furto e si fa incantare di chi promette di tagliarle col machete; chi rispetta le regole si vede sempre superato da chi le corrompe; chi non trova lavoro, deve partire; chi lo trova, deve subire (contratti a tempo o un capo che può tornare a licenziarlo senza giusta causa); chi non ce la fa, si vede trattato da mendicante a cui si dà un bonus purché non scocci.

La politica – che deve contrastare le disuguaglianza – sta invece imitando il mercato, che le esalta. Dimenticando che il concetto di uguaglianza invera quella di sovranità. O coesistono o periscono entrambi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

One thought on “Cercatori

  1. La penso allo stesso modo. Il problema è che non trovo nessun partito in grado di garantirmi – come vorrei –
    sul punto. Ecco perché ultimamente mi sto orientando sull’unica proposta che insiste vigorosamente sulla questione: Potere al Popolo. L’alternativa sarebbe l’astensione e, sinceramente, non riuscirei a mettarla in pratica. Che casino.

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