Tutte e tutti

Io ho già accolto l’invito, anche perché – lo sa chi mi ha seguito finora su questo blog – non aspettavo altro, fin dal tempo in cui mi illudevo di ottenerlo dal Pd. Oggi non mi illudo più, ma ci riprovo ugualmente. A tutte e tutti buon 2018 (nandocan)

***di Pippo Civati, 29 dicembre 2017 – Un anno fa, Sinistra italiana andava scindendosi, Mdp non esisteva ancora, il Congresso del Pd sembrava polarizzarsi in una sfida Renzi-Emiliano, sostenuto dalle minoranze interne, che poi si sono divise, anche perché appunto è nata Articolo 1.

Il referendum era appena passato e, nonostante le indicazioni di molti, tra cui il vostro affezionatissimo, si optò per un governo fotocopia, uguale a quello precedente, soltanto molto più «gentile» all’apparenza (nome omen). Il cambio di toner ha riguardato le politiche sull’immigrazione, dove Minniti ha deciso di copiare le proposte di Salvini e quella di Di Maio.

Fin da allora Possibile ha proposto la creazione di un soggetto che si presentasse alle elezioni e che si rivolgesse a quell’area che il Pd non l’avrebbe votato più e a chi chiedeva tornasse a essere rappresentata una sinistra senza troppi aggettivi ma con politiche di sinistra.

Sinistra radicale, tuona la stampa! In verità, una sinistra banale, che non faccia politiche di destra, non prometta una cosa per fare il suo contrario una volta che è al governo, che sappia dire e fare qualcosa di sinistra contro lo sfruttamento, contro le disuguaglianze, contro le concentrazioni di potere e i conflitti di interessi, contro una scuola di classi classiste, per un grande piano verde per la conversione ecologica, per una vera uguaglianza nei diritti e nelle opportunità. Una sinistra femminista e laica, rigorosa e capace di dire cose vere.

Abbiamo cercato di tenere insieme uno schema che fosse il più largo possibile, che attraversasse teatro (Brancaccio) e piazze (Santi Apostoli) senza che la principale preoccupazione del primo fosse attaccare la seconda e della seconda diffidare del primo.

Abbiamo promosso a Reggio Emilia il primo evento con tutte le sigle rappresentate in Parlamento, che allora erano metà al governo e metà all’opposizione.

Abbiamo salutato con favore la disponibilità di Piero Grasso a guidare questo progetto e la decisione di Laura Boldrini di prendervi parte da protagonista.

Tutto questo non era affatto scontato. L’unità a sinistra è come un Gronchi rosa. In questo caso il colore è rosso, con un lemma che viene dalla rivoluzione francese, con una «E» che è femminile, plurale, costituzionale.

Sono felice di poter dire che Possibile è la forza politica che più ha creduto in questa soluzione, che ne ha anticipato l’evoluzione, che ha invitato tutti alla responsabilità. Che ha avuto i toni più distesi e meno polemici, ma più concreti, per merito di un lavoro che per noi prima che politico è culturale, se è vero che il nostro Manifesto è il lavoro più completo finora emerso sotto il profilo programmatico e il più partecipato, grazie ai tre appuntamenti nazionali e a un lavoro di confronto a tutto campo.

Scrivevo mesi fa che dovevamo essere autonomi e aperti, generosi e lucidi: direi che liberieuguali è un’ottima sintesi di quello che intendevo dire, fin dal nome che Grasso ci ha proposto.

Se pensate che tutto questo fosse scontato, sbagliate. Se pensate che si potesse fare prima e meglio, avete ragione: ora però non è più tempo di polemiche, è tempo di scorgere in tutto ciò che si muove a sinistra ciò che vi è di più prezioso, arricchendo la nostra proposta perché l’Italia stessa sia più ricca di programmi, progetti, soluzioni.

Per questo, ve lo chiedo umilmente, partecipate, sosteneteci, aderite. Prendete il vostro pezzo di utopia, come insegna Vonnegut, e credete in voi stessi. Solo così renderete credibile quello che stiamo facendo.

Come ha detto una volta Bernie Sanders, «It’s not radical, it’s democracy».

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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