Per una scuola possibile

***di Eulalia Grillo (Quaderni Scuola),  10 dicembre 2017 – “Possibile ha un’abitudine che nel panorama politico attuale può apparire strana: quella di affrontare i temi a partire da alcune domande fondamentali e nel merito, per trovare risposte articolate e definire orizzonti e obiettivi”. Con questa frase si apre il documento sulla Scuola che oggi presentiamo: una tappa importante di un percorso che prosegue da oltre due anni, iniziato contestualmente alla nascita del partito, nel 2015, con gli 8 quesiti referendari che Possibile aveva ideato e messo a disposizione. Erano già chiari allora i danni che la riforma della “Buona Scuola” avrebbe prodotto e avevamo sentito l’urgenza di sgretolarla affossandone il punto cardine, la cosiddetta “chiamata diretta” del Dirigente scolastico.

Il percorso di Possibile è poi proseguito all’insegna dell’ascolto, attraverso i nostri Comitati. Studenti, lavoratori e lavoratrici della scuola, professionisti, associazioni che vi operano e Sindacati hanno voluto consegnarci contributi preziosissimi sui quali si è aperto un confronto appassionato, nel corso di alcuni appuntamenti nazionali e territoriali dedicati. I Politicamp, un questionario online che ha raccolto 480 risposte, la Cosituente delle idee, un convegno a Bologna lo scorso ottobre sono stati i momenti fondamentali del processo da cui nasce il documento che presentiamo oggi.

Un documento che, senza pretese riformistiche, traccia però delle linee guida programmatiche; l’idea di scuola che emerge è molto lontana da quella della “buona scuola”, che resta per noi una legge cui siamo convintamente contrari, espressione di un modello di società che non ci appartiene.

Siamo contro i tagli lineari del diritto al tempo dello studio, siamo contro la “chiamata diretta” del dirigente scolastico perché crediamo che il reclutamento degli insegnanti debba essere garantito da criteri di trasparenza, siamo contro il modello di atomizzazione, che con la legge 107 è entrato in pieno nella scuola a suon di bonus, di percorsi personalizzati per le “eccellenze”, di distruzione di ogni coesione fra docenti e studenti.

Siamo per una Scuola egualitaria ed inclusiva, la Scuola della Costituzione, senza confini di censo, di etnia, di sesso e di religione.

Vogliamo una Scuola in cui la bellezza del pensiero umano, la perfezione logica matematica o l’armonia di uno spartito, di un testo, di un dipinto, l’azione dell’umanità nella storia, le lingue siano messaggi universali di cui tutti hanno diritto di godere e che ci caratterizzano come esseri pensanti.

La scuola deve essere una leva per la realizzazione dei principi dell’art.3 della Costituzione e un laboratorio di costruzione di una società solidale e giusta. Si deve premiare il merito, non chi ha già di più: nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali; è ingiusto uno Stato cieco di fronte alle differenze. Nella scuola, dovrebbe regnare un modello volto alla cooperazione, piuttosto che alla competizione.

In queste undici pagine abbiamo provato a riassumere questa idea di Scuola, con un lavoro minuzioso di sintesi di tutto il materiale raccolto in oltre due anni di attività. E vogliamo che queste pagine siano aperte alle idee e alle proposte di tutte le altre forze politiche della sinistra.

Ringrazio di cuore, a nome del gruppo scuola di Possibile, tutte e tutti coloro che hanno speso tempo, denaro ed energie per contribuire a questo documento. In particolare, per la stesura e per i mille confronti e riflessioni, la preziosa Maria Laura Marescalchi, oltre che Sandra Penge, Giacomo Negri, Gianmarco Capogna, Marco Chiauzza.

Un ringraziamento speciale va infine ad Andrea Pertici per il sostegno e i suggerimenti, ai deputati di Possibile e ai loro collaboratori, con particolare riguardo a Beatrice Brignone che da subito ha abbracciato il tema della scuola con passione e dedizione e a Giuseppe Civati per credere fermamente che scuola, università e ricerca debbano essere “la prima cosa”.

[LEGGI “PROPOSTA PER UNA SCUOLA POSSIBILE”]

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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