‘Il mondo più vicino alla guerra’, gli Stati Uniti all’Onu

***da RemoContro, 30 novembre 2017 – Pyongyang che si è proclamata «potenza nucleare». L’ambasciatrice degli Stati Uniti Nikki Haley che all’Onu sostiene che Kim Jong-un «avvicina il mondo alla guerra». La tv nordcoreana mostra le foto del nuovo missile di Kim e la firma sull’autorizzazione al test. Esisterebbe un piano cinese per un’invasione.

Escalation fin dove?

Le parole che si rincorrono e non sai se siano soltanto un bla bla politico diplomatico o siano pericoli veri. E a forza di parole avventate, si rischia la guerra vera, è il timore del mondo. E la tensione supera anche la barriera ovattata del palazzo Onu. Consiglio di sicurezza , convocato d’urgenza: l’ambasciatrice degli Stati Uniti Nikki Haley , esponente ‘trumpista’ anche nel linguaggio, avverte che l’azione di Kim Jong-un «avvicina il mondo alla guerra». Per ora ancora sanzioni, ma l’aria che si coglie è pessima, come se altrove qualcosa d’altro si prepari. Isolare Kim, fermando le importazioni ed esportazioni ed espellendo tutti i lavoratori nordcoreani dal proprio territorio. Assedio per fame. E adesso a Pechino è stato chiesto di bloccare anche i rifornimenti petroliferi verso Pyongyang, che vorrebbe dire lo strangolamento.

Partita cinese

Ma è Pechino stessa a pesare adesso al peggio, che, secondo il Corriere della Sera, avrebbe pronto il pano per l’invasione dello scomodo vicino. Pechino vuole evitare l’escalation ma studia anche un intervento per mettere al sicuro le armi nucleari a 100 km dal confine, affermano Guido Olimpio e Guido Santevecchi. La Cina ha ben presente che l’85% degli impianti nucleari e missilistici nordcoreani sono a non più di 100 chilometri dal confine cinese, e se diventassero bersaglio, sarebbero guai anche cinesi. Ultimamente forze di difesa aerea cinesi hanno compiuto manovre antimissile nel Golfo di Bohai, la zona più occidentale del Mar Giallo che fronteggia la penisola coreana. Con ragionamenti politici un po’ più complessi delle richieste Usa. Chiudere il rubinetto del petrolio sarebbe perdere l’ultimo strumento di persuasione pacifica.

Trump senza freni

Poche ore prima, il presidente Usa Donald Trump in un comizio in Missouri ha definito Kim Jong-un «cagnolino malato». Intemperanze non solo verbali e a tutto campo dalla Casa Bianca, a inquietare ancora di più il mondo, se ancore ve ne fosse il caso. L’account Twitter di Trump ha rilanciato tre video anti-islam pubblicati da un gruppo di estrema destra britannico. Una mossa criticata dal portavoce del premier britannico Theresa May che ha definito la condivisione dei video ‘un errore’. «È sbagliato che il presidente abbia fatto questo», ha dichiarato il portavoce. Ma alla presa di posizione della premier britannica replica lo stesso Trump che in un nuovo tweet si rivolge alla May ammonendola: «Theresa, non concentrarti si di me, concentrati sul terrorismo islamico che si sta facendo spazio in Gran Bretagna». Contestata la sua prossima visita in GB.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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