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Rutenio-106 radiazioni ignote nello spazio

Niente paura si tratta di piccoli quantitativi di Rutenio 106 (Ru 106), un metallo piuttosto raro normalmente utilizzato in ambito medico per la cura dei tumori oculari. Erano stati rilevati anche in alcune località del nord Italia tra fine settembre e inizio ottobre. Su richiesta di Greenpeace, l’agenzia metereologica statale russa Roshydromet  ne aveva nei giorni scorsi attribuito l’origine all’altissima concentrazione di ‘rutenio 106’ rilevata nell’area che ospita il complesso nucleare russo Rosatom di Mayak, negli Urali meridionali. Ma secondo i media russi il complesso di mayak rigetta ogni accusa. Ieri l’agenzia di stampa russa Sputnik, ci riferisce Ennio Remondino con l’articolo che segue, ha avanzato l’ipotesi dell’inquinamento cosmico. Insomma, dobbiamo preoccuparci? Bah, se non ci preoccupiamo del rischio che corriamo, in un mondo sempre più inquieto, con le quindicimila testate nucleari in giro per il mondo… (nandocan)
***da RemoContro, 23 novembre 2017 – Forse non c’è pericolo per la salute o forse ce n’è tanto che nessuno ha il coraggio di venircelo a dire e di assumersene le responsabilità. Noi scegliamo la versione ottimistica, ma con prudenza. Fonte di dubbi oggi, l’agenzia stampa russa Sputnik che sicuramente fa gli interessi nazionali del suo Paese e proprio per questo, data la questione, diventa ‘fonte’ primaria. Stamane, quasi con ironia involontaria, spunta l’ipotesi dell’inquinamento cosmico.

«Le radiazioni arrivano dallo spazio: sulla Terra nessuno riconosce proprie responsabilità»

Se non è ironia questa, sarebbero guai seri. Qualcuno prova a rassicurare.
«Le concentrazioni di rutenio-106 in Europa non hanno superato i valori limite. Lo ha affermato il vice capo della AIEA Mikhail Chudakov» (anche lui russo).
‘Piccole concentrazioni di isotopo di rutenio che non hanno superato i valori consentiti’. La fonte della dispersione non è stata ancora trovata. AIEA ha chiesto a diversi paesi se hanno informazioni su possibili fonti di isotopi radioattivi ma nessuno ha dato conferme.Roshydromet
«In precedenza, il capo di Roshydromet Maxim Yakovenko ha affermato che il sistema di monitoraggio ha registrato un aumento della concentrazione di rutenio-106, non solo in Russia, ma anche in altri paesi: Polonia, Romania, Bulgaria, Ucraina. Allo stesso tempo, le concentrazioni in Romania erano quasi due volte più alte che in Russia. Yakovenko ha sottolineato che la concentrazione di rutenio-106 non ha superato i valori limite».
Per la verità, rilevamenti occidentali parlano di una presenza nell’aria di quasi 1000 volte ‘oltre’.Rosatom
Da parte sua, Rosatom ha riferito che non ci sono stati incidenti o avarie nelle sue strutture. La Mayak (il più grosso centro di produzioni nucleari russo, negli Urali) ha affermato che l’impresa non è una ‘fonte di aumento del contenuto di rutenio-106 nell’atmosfera’. «E i dati di Roshydromet ci permettono di concludere che la dose che potrebbe essere assorbita da una persona è 20mila volte inferiore alla dose annuale ammissibile». Tra un po’ ci consigliano l’aereosol.
«Un portavoce del Centro di Orenburg per l’idrometeorologia e il monitoraggio ambientale ha dichiarato a RIA Novosti che nessun inquinamento dell’atmosfera con un isotopo radioattivo è stato registrato nella regione di Orenburg. Né Orenburg, né Orsk, né Mednogorsk hanno registrato radiazioni di rutenio-106».Incidente cosmico
Nel frattempo, un insegnante del dipartimento di fisica di una delle università di Chelyabinsk in anonimato -rilancia Sputnik- ha dichiarato ai giornalisti che il rilascio di rutenio potrebbe avere origine cosmica.
«Nella regione di Chelyabinsk, non ci sono fonti che potrebbero rilasciare puro rutenio».
Secondo lo scienziato anonimo, un satellite bruciato nell’atmosfera potrebbe aver rilanciando sulla terra quelle sostanze.
Avvelenamento cosmico, e se non è un grossolano depistaggio per scaricare responsabilità, c’è davvero da aver paura.

 

NOTIZIE PRECEDENTI, STESSA FONTE

Roshydromet trova rutenio-106 negli Urali e nella regione del Volga

Sputnik del 21 novembre.
Alla fine di settembre Roshydromet ha osservato un elevatissimo inquinamento atmosferico da isotopi radioattivi di rutenio-106 negli Urali meridionali, nel Tatarstan, nella regione del Volga e Rostov sul Don.
Dal 25 settembre al 1 ottobre è stato registrato un eccesso dell’attività beta nei campioni di aerosol radioattivi e nelle precipitazioni negli Urali meridionali. Nei campioni di aerosol radioattivi provenienti dai punti di osservazione ad Argayash e a Novogorny è stato rilevato il radioisotopo Ru-106 (tempo di decadimento 368,2 giorni)“, dice il rapporto del dipartimento.

Come indicato nel rapporto, il contenuto di rutenio nei campioni dei punti di osservazione di Argayash e Novogorny ha superato quelli del mese precedente di 986 e 440 volte, che corrisponde ad una “contaminazione estremamente elevata“.
Inoltre, il 26 e il 27 settembre sono stati trovati dei prodotti di decadimento del rutenio-106 in Tatarstan, e tra settembre 27 e 28 è stata registrata un’elevata contaminazione dei campioni di aerosol e precipitazioni a Volgograd e Rostov-sul-Don. In seguito, dal 29 settembre al 3 ottobre, il rutenio-106 si trova in tutti i paesi europei, a partire dall’Italia e più a nord dell’Europa, osserva Roshydromet.

Come riportato in precedenza, l’Ufficio tedesco per la protezione dalle radiazioni tra il 29 settembre e il 3 ottobre ha rilevato in tutta Europa, in campioni di aria da Austria e Germania, tracce di rutenio-106 radioattivo in una concentrazione sicura per la popolazione. L’agenzia ha suggerito che la fonte presumibilmente si trovi in ​​Russia, negli Urali meridionali, senza specificare in base a quali evidenze siano state tratte tali conclusioni. I laboratori delle regioni russe hanno dichiarato di non aver registrato rutenio-106 nell’aria negli ultimi tempi.

Il rutenio-106 è usato come fonte di radiazioni nella terapia del cancro. Meno comunemente, il rutenio-106 è usato nei generatori termoelettrici di radioisotopi, che sono usati nell’alimentazione elettrica dei satelliti. La sostanza può anche derivare dal trattamento del combustibile nucleare.

In Germania si incolpa la Russia per il misterioso aumento di radioattività in Europa

Il 9 ottobre
L’agenzia federale per la protezione dalle radiazioni (Bundesamt für Strahlenschutz, BfS) ha dichiarato che la presunta fonte del recente aumento di radioattività registrato in Europa potrebbe essere la Russia.
Tra il 29 settembre e il 3 ottobre la Bundesamt für Strahlenschutz aveva registrato un piccolo aumento di radioattività in Europa. In particolare era stato trovato l’isotopo rutenio-106 in campioni d’aria provenienti da Germania e Austria. Allo stesso tempo la concentrazione di questo isotopo era su livelli che non rappresentavano rischi e pericoli per la vita e la salute della popolazione.

Non è ancora chiaro il motivo per cui si è registrato un piccolo aumento della concentrazione dell’isotopo radioattivo rutenio-106. Tuttavia, con elevata probabilità, la sua fonte d’origine si trova negli Urali meridionali. Emerge dai dati dell’agenzia federale per la protezione dalle radiazioni. Altre regioni nel sud della Russia non possono nemmeno essere escluse“, ha riferito l’agenzia.

Gli esperti dell’agenzia tedesca hanno inoltre escluso un incidente presso una centrale nucleare come motivo per l’aumento delle concentrazioni di rutenio-106, in quanto nessun altro isotopo radioattivo è stato trovato nei campioni.

In Europa registrato picco di radioattività nell’aria di origine sconosciuta

6 ottobre
In Europa si è verificata una brusca variazione di radioattività nell’aria. L’origine esatta è sconosciuta, tuttavia i dati disponibili mostrano che si trova in Europa orientale, segnala la rivista americana Popular Mechanics.
L’aumento del livello dell’isotopo rutenio-106 è stato registrato dal 29 settembre in Paesi dell’Europa occidentale e centrale come Germania, Italia, Austria, Svizzera e Francia.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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