L’estero nei tg ( video 4’18”)

Roma, 20 novembre 2017 – Se xenofobia e razzismo sono alimentati il più delle volte dalla paura, la paura dall’ignoranza, l’ignoranza dalla disinformazione, quale contributo ha dato la nostra informazione tv al risanamento di quelle piaghe sociali? Una risposta è arrivata col primo rapporto su “gli esteri nei telegiornali”, dall’iniziativa congiunta dei sindacati dei giornalisti – FNSI e Usigrai –  dell’Osservatorio di Pavia e di una ONG come COSPE, impegnata nella cooperazione internazionale.

Titolo del rapporto “Illuminare le periferie”. Presentato la settimana scorsa nel salone della Federazione nazionale della Stampa, analizza quantitativamente e qualitativamente tutte le edizioni di prima serata di TG1,Tg2 e TG3 per le reti RAI; Tg4,Tg5 e Studio aperto per quelle Mediaset e il TgLa7. A partire dal 2012 fino al primo semestre di quest’anno. Su eventi, fatti e dichiarazioni che hanno avuto origine fuori dai confini nazionali. E la risposta alla domanda che ho fatto all’inizio è che mentre lo spazio dato agli esteri nei telegiornali occupa già in media il 19 per cento dell’informazione complessiva e risulta positivamente in aumento, più di sei notizie su dieci riguardano l’Europa e il Nord America e poco più di una sia l’Asia che il Medio Oriente. Mentre restano marginali con meno di una notizia l’Africa e appena mezza notizia  su dieci tutta l’America centromeridionale.

Di che si parla? Di quali notizie e approfondimenti si tratta? Questo è il punto principale. A condurre e presentare i dati dell’indagine è stata Paola Barretta dell’Osservatorio di Pavia. Dove si è appreso che il 70 per cento di tutta l’informazione sull’estero è dedicata al terrorismo e alle migrazioni o alla politica collegata direttamente a questi fenomeni. Guidano poi la selezione di queste notizie i criteri della vicinanza, dell’eccezionalità, della minaccia e del coinvolgimento di occidentali. Oppure la presenza occasionale di politici o personalità importanti, a cominciare naturalmente dal Papa. “Gli attentati terroristici che avvengono in paesi africani e asiatici sono visibili in ragione della presenza di europei in generale o di italiani in particolare tra le vittime”. Quanto al fenomeno migratorio, “le ragioni che spingono le persone a partire o a scappare restano nell’oscurità (mediatica)”.

“Ci viene presentato un mondo ‘altro’ rispetto al nostro – dice Anna Meli di COSPE nell’introduzione – dove carestie, catastrofi naturali, fughe e migrazioni capitano ciclicamente in modo ineluttabile. Cause politiche o ambientali che siano, ormai poco cambia. Sulle migrazioni, per esempio, oggi l’informazione si concentra molto sui luoghi di transito senza riuscire a intercettare il prima e il dopo, i luoghi di origine e le storie e i percorsi di arrivo. Anche sui conflitti e il terrorismo il racconto risulta frammentato”. E il presidente della FNSI Giuseppe Giulietti, nella prefazione del rapporto scrive: “Dell’immigrazione vediamo gli effetti, diamo voce al disagio e alle paure, ma raccontiamo poco quali siano le cause che producono disperazione, fuga, terrore”. E il segretario nazionale Raffaele Lorusso si è impegnato a diffondere le conclusioni del rapporto tra i giornalisti e a promuovere, d’intesa con l’Ordine e con l’Usigrai, “veri e propri corsi di aggiornamento professionale, capaci di far maturare conoscenza e consapevolezza”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti