Porte aperte alla sinistra

Condividerò anche personalmente il percorso della sinistra unitaria, nella speranza che nessuno dei partiti e movimenti coinvolti, a cominciare da Democrazia ed uguaglianza tradisca le attese e le speranze avviate con la vittoria dei comitati per il NO al referendum sulla Costituzione (nandocan)

***di Giampaolo Coriani, 18 novembre 2017* – Il percorso della sinistra unitaria, in vista delle elezioni politiche del 2018 è, anche formalmente, partito.

Come annunciato da giorni, il 25 e il 26 novembre in tutta Italia si svolgeranno le assemblee che eleggeranno i delegati della successiva assemblea del 2 dicembre a Roma, quando cominceremo a prendere, con metodo democratico, le prime decisioni concrete sulla lista.

Ieri è stato finalmente reso pubblico il regolamento delle assemblee provinciali e stupisce davvero che qualcuno sia riuscito a polemizzare anche su questo.

Il funzionamento è molto semplice.

Intanto possono partecipare alle Assemblee provinciali e territoriali ed essere delegati all‘Assemblea nazionale “le cittadine e i cittadini italiani, nonché le cittadine e i cittadini dell’Unione europea residenti in Italia, le cittadine e i cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, che sottoscrivano il documento politico-programmatico, che devolvano un contributo di almeno 2 Euro per la copertura delle spese organizzative, e che accettino di essere iscritti nell’Albo degli elettori della lista”.

Non solo gli iscritti ai partiti, quindi, ma tutti coloro che si riconoscano nel progetto e si iscrivano all’Albo degli elettori.

Le porte sono apertissime, come nella nota pubblicità, con un’unica pregiudiziale, che sembra banale ma i fatti hanno dimostrato il contrario, cioè non avere preclusioni verso gli altri partecipanti e condividere il progetto.

Una volta costituita l’assemblea locale e individuato il numero degli aventi diritto al voto, si procede alla elezione dei delegati.

È prevista la possibilità di formare una lista condivisa dai partecipanti all’assemblea, proposta dalla Presidenza.

Non è, come le male lingue hanno erroneamente o strumentalmente interpretato, una blindatura del processo e una spartizione partitica dei delegati, anzi.

È una semplificazione che premia, ove ne sussistano le condizioni, l’unità fra i partecipanti, la condivisione del progetto, la convergenza anche sulle persone che a livello locale intendano portarlo avanti, non necessariamente iscritte ai partiti, e quindi un modello di rappresentanza condivisa.

Come dovrebbe essere fra cittadine e cittadini che credono in un’idea e in un percorso.

Ma se un numero di partecipanti pari al 10% degli aventi diritto al voto propone altre candidature, si mettono da parte le liste e si procede con il voto di preferenza a scrutinio segreto sul complesso delle candidature avanzate e ciascun avente diritto al voto può esprimere una doppia preferenza di genere.

Quindi se la condivisione non è praticamente plebiscitaria, si passa immediatamente al voto libero, senza liste contrapposte, senza pregiudiziali, se non la parità di genere.

Certo, come detto, la condivisione del progetto e l’assenza di veti è, quella sì, una pregiudiziale.

Così come il guardare avanti, e non indietro, il tenere a mente quello che ci unisce nel merito e non quello che ci ha magari diviso nel passato, senza analisi di purezza, senza dietrologie, senza appartenenze ma, come accade in democrazia, decidendo liberamente, una testa un voto, libero ed eguale, come quello previsto dalla Costituzione.

E, lasciatemelo dire, le polemiche e le ricostruzioni inveritiere, strumentali e barocche dimostrano proprio che per una volta stiamo facendo la cosa giusta.

*da Possibile.com

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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