Milena Gabanelli: “La Rai? Sarà sempre in mano alla politica”

Da Micromega. Per chi, come me, ha fatto l’inviato in RAI per 30 anni, quasi sempre nel giornalismo di inchiesta è triste dover dare ragione a Milena. Devo aggiungere però che chi ha tenuto la schiena diritta ha potuto farlo, rinunciando magari alla carriera nei quadri dirigenti e affrontando qualche difficoltà. Oggi purtroppo con il ricorso sempre più frequente al lavoro precario, si rischia di non vedersi rinnovare il contratto a tempo determinato e la pressione può farsi insostenibile (nandocan).

***intervista a Milena Gabanelli di Giacomo Russo Spena, 7 novembre 2017 – In questi giorni non è stata contattata da nessun leader politico, nessuno le ha espresso vicinanza e solidarietà. Eppure Milena Gabanelli non si sente una giornalista “scomoda”. Ma – dopo aver deciso di abbandonare la Rai perché non messa in condizioni di lavorare e ottenere dei risultati apprezzabili – si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “Una cosa che la politica sa fare benissimo è quella di strumentalizzare l’informazione; renderla indipendente non ha mai interessato nessun partito”. Non si sbottona, invece, sul suo futuro. Assicura solo che non scenderà in politica.

Matteo Renzi, da ex premier, aveva annunciato “fuori i partiti dalla Rai”. Possiamo dire, invece, che non è cambiato nulla rispetto all’era berlusconiana e che la Rai è rimasta un’azienda lottizzata e in mano alla politica?

La Rai è sempre stata in mano alla politica e sempre lo sarà. La differenza sta nella qualità delle persone che la governano, indipendentemente dal partito di riferimento. Un manager capace sceglierà una filiera gerarchica competente, in modo da rendere sempre l’azienda quantomeno competitiva e all’altezza della sua mission. La “competenza” è un requisito purtroppo non più richiesto, né in Rai né in altri settori della vita pubblica. Su questo occorre battersi, ovvero pretendere dalla politica che indichi dirigenti con capacità dimostrate sul campo, e non sulla carta. Il resto sono chiacchiere demagogiche.

Mario Orfeo verrà ricordato come il direttore generale che ha portato al definitivo fallimento la tv pubblica?

Mi auguro proprio di no! Bisogna però considerare che deve fare i conti con un Cda che probabilmente sarà ricordato per aver bloccato qualunque innovazione strutturale.

Ha dichiarato di non sentirsi una “giornalista scomoda”, allora perché non è stata messa in condizione di lavorare? Siamo sicuri che il suo giornalismo d’inchiesta non sia “scomodo” per qualcuno?

Non mi sento “scomoda” perché nessuno è per definizione “comodo”, c’è sempre qualcuno a cui dai fastidio, è nell’ordine delle cose. Io ho solo cercato di fare un lavoro onesto.

E’ vero che il M5S le ha fatto sentire il suo sostegno politico? E’ l’unica forza che in Rai sta provando a rilanciare un’informazione più libera ed indipendente?

Se per sostegno si intende qualche dichiarazione scandalizzata, forse sì. Fino a qualche anno fa le stesse dichiarazioni le faceva il Pd quando il centrodestra attaccava i miei servizi. Una cosa che la politica sa fare benissimo è quella di strumentalizzare l’informazione. Renderla indipendente non ha mai interessato nessun partito. Mi ha stupito invece l’assenza di interesse da parte del Cda e della Commissione di vigilanza per il lavoro svolto alla costruzione del portale unico di news. Come è organizzato? E’ realmente possibile coordinare il contributo di 1600 giornalisti? Come si garantisce il pluralismo attraverso una unica testata web? Tutti pagano il canone, ma quella grande fetta di popolazione che non si informa più sui mezzi tradizionali, è esclusa. A quali utili potenziali sta rinunciando? Io sono stata pagata per fare questo, mi sarei aspettata di dover rendere conto, anche per loro conoscenza, e indipendentemente dalla mia collocazione dentro al progetto.

Al di là della Rai, e a parte poche eccezioni virtuose, l’informazione italiana non è sempre più distante dall’essere il cane da guardia del potere ed è ormai parte integrante dell’establishment? Come uscirne?

Il cane da guardia dipende dalle necessità del padrone del cane, ma anche dalla natura stessa del cane. Se trova più comodo non abbaiare, non si può dare sempre la colpa a qualcun altro.

Ora c’è un grande dibattito sulle fake news. Secondo lei, i media filo-governativi non partoriscono più bufale della Rete? Non è ipocrita attaccare il web quando il problema coinvolge, in primis, la nostra stampa mainstream?

Abbiamo fatto una guerra su una notizia falsa, ovvero le armi chimiche di Saddam Hussein. Ciò detto il problema del web esiste e non è banale. La stampa mainstream attinge dall’enorme serbatoio dei social media, che a loro volta sono più interessati a fare “traffico” o a “orientare” elezioni che non a verificare l’attendibilità di una notizia. In sostanza le notizie false si combattono con quelle vere, e la miglior garanzia la fornisce la firma o l’autorevolezza della testata. Questo però ha un prezzo; se vuoi avere tutto gratis, ti prendi il buono e il falso. Il risultato è una confusione che non mette il cittadino in grado di fare scelte consapevoli. Quindi il danno è per tutti, ad esclusione dei falsari, che ne ricavano solo vantaggi.

Ora dove vedremo Milena Gabanelli? Come altri big Rai, la vedremo presto su La7?

Fino al 15 Novembre sono una dipendete Rai, dopo vedremo.

E alla politica ci pensa mai in un prossimo futuro?

È un mestiere che richiede competenza, e io non ce l’ho.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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