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Concorso Articolo 21. Villa Medici 28 ottobre, 10 – 13

Il Concorso

L’articolo 21 della Costituzione sancisce che tutti hanno “il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Inoltre attesta che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Pertanto, la libertà d’espressione e il diritto all’informazione rappresentano una pietra angolare dell’ordine democratico, contribuendo in modo determinante alla pari dignità di tutti i cittadini.

La consapevolezza di questi diritti sarà tanto più diffusa quanto maggiori saranno le occasioni di dibattito e di confronto non solo tra i giuristi, i rappresentanti delle istituzioni e i giornalisti, ma anche tra gli utenti dell’informazione; tra questi, specialmente i giovani che dei media interattivi sono i principali fruitori.

Per rendere più stimolante e avvincente il confronto delle idee – in occasione del settantesimo anniversario della promulgazione della Costituzione (1 gennaio 2018) – è bandito un concorso finalizzato principalmente a una lettura meditata dell’Articolo 21 e dei testi filosofici e giuridici che sono a fondamento della libertà d’espressione.

Il Concorso è riservato alle Scuole secondarie di secondo grado e consiste nel redigere, in non più di 2.000 caratteri, un testo che sia frutto di un’attenta lettura e riflessione sui valori che ispirano l’Articolo 21 della Costituzione, dandone un’interpretazione che tenga conto delle straordinarie innovazioni introdotte dalla rivoluzione digitale ma anche di problemi scottanti come gli attacchi alla libertà di stampa in corso in diverse aree geografiche del globo, la concentrazione degli apparati dell’informazione nelle democrazie moderne, la questione delle fake news, cioè dell’informazione ingannevole o distorta, il cyberbullismo, la violazione della privacy, l’uso violento dei social.

Una giuria composta da autorevoli giuristi, giornalisti e filosofi premierà il testo che avrà dato la lettura e l’interpretazione dell’Articolo 21 più in linea con il tempo presente.

La partecipazione al Concorso rappresenta per i docenti un’occasione per approfondire la Media Education, la nuova area disciplinare ispirata alla “Carta della cittadinanza digitale” e al potenziamento della facoltà di critica e di giudizio nell’uso dei mezzi di comunicazione.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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