Trump rompe anche sull’Iran, Usa contro tutti

Non è andato direttamente all’accordo nucleare, come ipotizza l’articolo che segue, il Premio Nobel per la pace 2017, va tuttavia, attraverso l’organizzazione ICAN, alla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, che raccoglie oltre 440 gruppi di cento paesi diversi. L’annuncio è arrivato dal comitato dei Nobel a Oslo e suona come un monito al Presidente e al Congresso degli USA intenzionati a demolire l’iniziativa di pace più importante della presidenza Obama, con la motivazione che l’Iran non starebbe rispettando le promesse,  di fatto in nome dell’alleanza sempre più stretta con l’Arabia Saudita e Israele (nandocan). 

***da RemoContro, 6 ottobre 2017 – L’accordo di pace più rilevante degli ultimi decenni in Medio Oriente, possibile premio Nobel per la Pace, presto stracciato perché non piace alla Casa Bianca. Donald Trump il 12 ottobre intende annunciare che non certificherà il rispetto dell’accordo nucleare da parte dell’Iran, sostenendo che non è nell’interesse degli Stati Uniti e passando la palla al Congresso. Dovrà spiegare anche cosa si propone di fare lui in contrasto con gli altri firmatari del’accordo – Ue in prima linea – per fronteggiare il Paese che accusa di sponsorizzare il terrorismo e di destabilizzare la regione.

Il Washington Post anticipa il primo passo verso la disdetta dell’accordo: entro la scadenza prevista del 15 ottobre, Trump “de-certificherà” di fronte al Congresso quell’accordo. E’ il passaggio formale che prelude alla disdetta, anche se formalmente lascia la responsabilità finale ai parlamentari.
Nel momento in cui la Casa Bianca annuncia che Teheran non sta rispettando le promesse, con ogni probabilità la maggioranza repubblicana avvierà la disdetta.

Si tratterebbe di una sorta di “disdetta morbida”, stando sempre alle anticipazioni del Post. Trump -come già nella rottura per il clima – lascerà aperta la porta ad un rinegoziato dell’accordo stesso, ma i No sono scontati e forse anche cattivi. La Casa Bianca dovrà decidere se chiedere al Congresso di ripristinare le sanzioni che erano state sospese alla firma dell’accordo stesso. Scenario denso di incognite. A cominciare dalle reazioni degli altri firmatari tra cui Russia, Cina, Germania, Inghilterra e Francia.

Allineamento della Casa Bianca con le posizioni più oltranziste di Israele e Arabia Saudita, anche a costo di divisioni interne: il segretario di Stato Tillerson e il capo del Pentagono erano per il matenimento dell’accordo.
E sempre se oggi ad Oslo -ipotesi di beffa clamorosa- la commissione del premio Noben per la Pace, non comunichi al mondo che quell’accordo che Trump vuole rigettare, merita il premio Nobel per la Pace 2017.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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