Da Andreotti a Verdini, passando per Renzi

Roma, 6 ottobre 2017 – Altro che l’eloquenza genericamente ansiosa di Ezio Mauro. A indicare con maggior precisione “il modo nuovo in cui una moderna sinistra deve agire” giustamente auspicato dall’ex direttore della Repubblica, ci ha pensato un sostituto procuratore di Pistoia, Fabio De Vizio, indicato oggi sullo stesso quotidiano da Sergio Rizzo  come uno “fra i massimi esperti di evasione e riciclaggio”. In 15 anni, grazie ai tre scudi fiscali dei governi Berlusconi e alla “collaborazione volontaria” del governo Renzi “sono stati regolarizzati, cioè ripuliti, 245 miliardi e mezzo di euro: 141 nella sola Svizzera. A un costo, ecco lo scandalo ancora più grande, assolutamente ridicolo per chi li aveva illecitamente esportati”. Appena 11,7 miliardi, il 4,7per cento “un’aliquota ampiamente inferiore a quella sopportata dai contribuenti fedeli per imposte sui redditi Irpef,Irap e Iva negli stessi periodi in cui gli altri hanno inteso evaderle, investendole all’estero con rendimenti sicuramente idonei a far fronte all’esigua imposta richiesta per chiudere la partita col fisco”.

Ma contrastare con serietà l’esportazione illecita dei capitali, commenta Sergio Rizzo, è proprio quello che lo Stato italiano non ha mai fatto. L’Anagrafe tributaria “costata 10 milioni e  che pure formalmente sarebbe operativa dal 2009, non è stata mai utilizzata. Con il risultato che non esiste una mappatura dei contribuenti a rischio: intuitivamente, anche i più predisposti a trasferire soldi nei paradisi fiscali”. E le verifiche alle frontiere? Nel 2016 sono state scoperte 4804 violazioni, 1500 in più rispetto al 2010. I sequestri però “sono andati appena oltre i 5 milioni di euro, contro i 91 del 2010”. Insomma, conclude Rizzo, “nessun altro Paese ha consentito ai contribuenti infedeli di sanare in un modo così sfacciato situazioni tanto scandalose, regalando anche l’immunità sostanziale per reati spaventosi come il riciclaggio di denaro sporco”. E mentre il ministro Padoan è costretto a intervenire ogni sera per lamentare la povertà di risorse disponibili per i servizi essenziali, oltre 200 miliardi di euro vengono sottratti ogni anno all’erario.

Emanuele Macaluso, intervistato ieri sullo stesso quotidiano, accusa di personalismo gli scissionisti dicendo che l’obiettivo della sinistra “dovrebbe essere quello di sconfiggere l’avversario”, oggi rappresentato dalle destre e dai 5 stelle. A dover essere sconfitto non è l’avversario, ma la sua politica, ciò che il PD di Renzi non ha finora neppure provato a fare in modo convincente. Al punto che per non rinunciare al vecchio sogno centrista di gestire stabilmente il potere amministrando la politica andreottiana dei “due forni” è disponibile a tornare indietro anche sulla battaglie per i diritti civili. Se lo jus soli passerà in questa legislatura, come è auspicabile e possibile che avvenga, non sarà per la determinazione di Renzi nè per l’apprezzabile sciopero della fame  a staffetta di una parte dei suoi. Ma perché l’ amico Verdini, altrettanto pragmaticamente che Alfano, il quale non se la sente di rompere definitivamente con Berlusconi, penserà che Parigi val bene una messa e un approdo nella stanza dei bottoni, in compagnia di un governo che continuerà a non affrontare seriamente l’evasione fiscale, varrà per lui e tanti altri evasori come lui il pedaggio di un voto di fiducia.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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