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AfD, non solo destra populista ma rigurgiti neonazisti veri

I neonazisti in Germania ci sono sempre stati, la debolezza e la confusione dei democratici li aiuta a venire allo scoperto. Se la fogna del nazismo xenofobo si è aperta ancora di più per accogliere il malcontento come anche altrove è avvenuto per altri estremismi di destra, i giovani sapranno richiuderla come sta avvenendo in Italia sul problema dell’accoglienza ai migranti. E non sono tanto i poveri ad avere nostalgia del passato quanto chi ha una paura folle di perdere qualche piccolo privilegio. Comunque Udo Gumpel fa bene ad essere ottimista. La risposta può venire soltanto da una politica capace di pensare in grande e affrontare con la determinazione necessaria i grandi problemi economici e ambientali che hanno prodotto la crisi attuale, quella politica che ne’ la Spd in Germania ne’ il Pd in Italia sono stati in grado di fare (nandocan)

***di Udo Gümpel, 25 settembre 2017 – Cosa è realmente l’AfD, il terzo partito nel Bundestag? E’ un partito xenofobo anti-europeo come tanti altri in Europa? Purtroppo è peggio.
Uno, perché un partito tedesco: date le qualità “secondarie” tipiche della società tedesca, sarebbero perfettamente in grado di far seguire i fatti alle loro parole. Ed è per questo che la Germania rimane un “osservato speciale”, politicamente detto.
Due, perché l’AfD va molto più in avanti rispetto agli altri partiti xenofobi “normali” in Europa, va ai limiti del Nazismo è anche oltre, ripescando concetti “cari” a Hitler & Co.

Avrebbero potuto accontentarsi di aver vinto la battaglia contro la “Willkommenskultur”, l’accoglienza dell’autunno 2015, quando in poche settimane arrivavano 890.000 profughi in Germania, dal 2013-2016 sono arrivati due milioni. Da più di un anno non arriva quasi più nessuno, i confini sono stati chiusi, dai paesi balcanici e con l’accordo con Erdogan.
Allora perché non cantano vittoria? Perché non è questo l’obbiettivo politico dell’AfD, come abbiamo capito ora. Quello vero è un altro. Rovesciare l’ordine democratico, liberale, ancorato nell’Unione Europea e nella Nato. Agli esponenti dell’AfD non basta averla vinta politicamente sui migranti. A loro non va bene nulla di ciò che caratterizza la Germania Federale che è nata dalle ceneri della catastrofe della II guerra mondiale.
E lo dicono oramai apertamente, non si vergognano più. Leggetevi alcune dichiarazioni di questi signori, fanno accapponare la pelle.

In una mail del 2013 l’attuale candidata Cancelliere Alice Weidel spiega la sua visione del governo tedesco: «Questi porci non sono nient’altro che marionette nelle mani di vincitori della II° guerra mondiale con il compito di opprimere il popolo tedesco». (“Diese Schweine sind nichts anderes als Marionetten der Siegermaechte des 2. WK und haben die Aufgabe das dt. Volk klein zu halten“).
Sembra scritto da un gerarca nazista ibernato. Oppure Oder Björn Höcke Capo dell’AfD in un discorso a Dresda: «Noi tedeschi, il nostro popolo, è l’unico popolo al mondo che si è piantato un monumento della propria vergogna nel cuore della sua capitale». Hoecke allude al monumento all’Olocausto a Berlino.
Dunque noi tedeschi non dovremmo più vergognarci dell’olocausto, della shoah, dei sei milioni di ebrei uccisi “industrialmente” dai tedeschi durante la II° guerra mondiale?

L’obbiettivo dell’AfD è la distruzione dell’attuale società aperta tedesca, del suo Stato di Diritto, della Costituzione (Grundgesetz).
Vogliono annullare 60 anni di Repubblica Federale, i legami con l’Occidente, annullare la migrazione anche togliendo la cittadinanza a chi l’ha da sempre, come dimostra l’attacco brutale del candidato Cancelliere AfD, Alexander Gauland, alla rappresentante governativa per la Migrazione dell’Spd, Aydan Özoğuz, di cui ne chiede l’espulsione “verso l’Anatolia”.
Togliere la cittadinanza tedesca agli oppositori e gli ebrei era avvenuto l’ultima volta sotto Hitler.
Le continue allusioni dei politici al vertice dell’AfD a concetti, idee e vocabolario dei politici del NSDAP, il Partito Nazionalsocialista, non è un “incidente di percorso”.
Si può esser contrari alla politica della Merkel e dell’Spd, contro la migrazione verso la Germania.
Si può tranquillamente ignorare l’opinione dei massimi rappresentanti del mondo industriale tedesco che dicono, all’unisono, che solo la migrazione verso la Germania ne garantirà il benessere anche nel futuro.
Ma non si può ignorare il “discorso politico” dell’AfD: che è un discorso non del ritorno agli anni 50, dopo la guerra, ma al 1939, alla Grande Germania.

Dobbiamo ringraziare Alexander Gauland per la chiarezza, quando dice:
«I Francesi sono giustamente orgogliosi del loro Imperatore ed i Britannici dei loro Nelson e Churchill. E allora abbiamo anche noi il diritto di esser orgogliosi delle imprese dei soldati tedeschi in due Guerre Mondiali». (Wenn die Franzosen zu Recht stolz sind auf ihren Kaiser und die Briten auf Nelson und Churchill, haben wir das Recht stolz zu sein auf die Leistung deutscher Soldaten in zwei Weltkriegen.)
Ora vorremmo sapere, quali sarebbero esattamente le “giuste“ ragioni dell’ “orgoglio tedesco“ per le imprese durante la seconda guerra mondiale, e cominciamo dalla conclusione: la Germania distrutta al 65%, perso un quarto del suo territorio, mezza Europa distrutta, 60 milioni di morti in tutta la guerra, tra i quali anche i 6 milioni di ebrei uccisi nella Shoah.
Dovremmo celebrare allora i 7 milioni di morti tedeschi, quasi tutti soldati sui campi di battaglia in tutto il mondo, morti per sostenere un Regime folle e assassino per il sogno barbaro del ‘Dominio mondiale della Germania’?

Noi tedeschi invece dobbiamo contrapporre un’altra visione, che cito dal discorso del Presidente della Repubblica Richard von Weizsäcker, in occasione del giorno dalla resa incondizionata l’8 maggio 1945: «Non ci facciamo più mandare nel vicolo cieco della inimicizia, dell’odio, contro altre persone, contro Ebrei e Turchi, contro Russi o Americani, contro “Alternativi” oppure “Conservatori”, contro bianco o nero».
La Germania aveva imparato la lezione durissima della storia, impartita con un enorme sforzo militare, sacrificando milioni di altre vite umane, veramente innocenti, una lezione che doveva davvero servire all’intero Popolo tedesco per non cadere più nell’errore della convinzione della propria supremazia, del “Deutschland über Alles“.
Purtroppo non è cosi. Una parte, pure molto minoritaria, vive ancora nel sogno della “Grossdeutschland”. Non mi illudo. C’erano anche prima. Solo che non c’era nessuno che in Germania osava rappresentare quella fetta della popolazione di chiara nostalgia nazista. Ora c’è.

Sarà un duro colpo anche per l’immagine della Germania.
Ma resto ottimista, e sapete perché? Perché tra i giovani, l’AfD non raggiunge neanche il quorum del Bundestag. I giovani tedeschi sono davvero “nuovi tedeschi, aperti, europei” e detestano le idee “da” AfD.
È un problema “passeggero”, si estinguerà negli anni, ma nel “frattempo” che puo’ anche durare non gli dobbiamo lasciare tregua. Mai.
Dunque, giusto che l‘Spd vada all‘opposizione, e poi che molti tedeschi critici con la Merkel abbiano poi dato il voto a Verdi e Liberali: dati positivi che fanno ben sperare.
Dunque, oltre ai due vincitori relativi AfD e Fdp vedo un altro vincitore (possibile): la Democrazia Parlamentare. Avendo con l’Spd all‘opposizione finalmente nuovamente una vera opposizione sociale la Democrazia ne puo’ soltanto giovarsene.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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