Manovre militari da guerra fredda in Europa

Con tutto me stesso voglio essere ottimista, ma quella maledetta frase, “nessuna opzione è esclusa”, viene ripetuta minacciosamente po’ troppo spesso. E non vorrei che la terza guerra mondiale “a pezzi”, come continua a definirla Papa Francesco, ancora fredda tra le grandi potenze ma già  in corso  tra i rispettivi alleati, si riscaldasse anche dalle nostre  parti.  Bernard Guetta, qui citato da Ennio Remondino,  esprime i suoi timori sulla rivista “Internazionale”, mentre le manovre militari in Russia e in Svezia sfiorano i confini tra le due Europe. In questo  preoccupante contesto spendere la propria paura per l’arrivo di qualche migliaio di migranti  pare davvero incomprensibile. E il silenzio del movimento pacifista ancora di più (nandocan).

***di Ennio Remondino, 14 settembre 2017 (da RemoContro)

Manovre e contromanovre militari

Ai confini delle due Europe, come le chiama Bernard Guetta, France Inter, dove l’Unione europea e la Federazione russa si sfiorano, quindici paesi tra cui gli Stati Uniti, si esercitano in Ucraina dall’11 settembre.
Dal 13 settembre in Bielorussia sono schierati 12.700 uomini delle truppe russe e bielorusse nell’operazione ‘Zapad 2017’, Ovest 2017, che potrebbe mobilitare sino a centomila soldati.
Le due Europe mostrano i muscoli, una di fronte all’altra sempre meno per scherzo e con sempre più protagonisti coinvolti. Ed esempio Stoccolma ha lanciato le più vaste esercitazioni degli ultimi 23 anni. La Russia pensa che gli occidentali vogliono accerchiarla estendendo la Nato fino alle sue frontiere. Ucraina, Polonia e Stati del Baltico sono convinti che l’annessione della Crimea sia solo il primo passo di una riconquista russa contro cui vogliono mobilitare la Nato.

Troppe paure sul fronte orientale
La Nato a spinta americana preme ormai direttamente sui confini russi con scudo missilistico e presenza militari sempre meno simboliche, mentre l’Unione europea sempre meno unita, aggrega anche l’Ucraina nel blocco problematico dei Paesi ex comunisti che già ha in casa.
Sospetto contrapposto, la Russia vuole rimettere piede nei suoi vecchi possedimenti solo per impedire che entrino nella Nato. A sua volta l’Alleanza atlantica non può rifiutare la sua protezione a paesi che ne fanno già parte o aspirano a entravi.
Dunque, la Russia non vuole la Nato alle sue frontiere mentre gli occidentali non vogliono permettere al Cremlino la ricostituzione del suo impero sovietico perduto. Sui due fronti regna la paura, valuta Guetta, che esprime i suoi timori su Internazionale: «Se non faremo niente per invertire questa tendenza, a forza di preparare la guerra finiremo per averla come nell’est dell’Ucraina».

Tutto possibile niente inevitabile
Nessun compromesso possibile, spazio di accordo, mediazione da tentare? Se tutto è possibile, guerra compresa, nulla è impossibile per un accordo che stemperi le tensioni. Basterebbe che le parti coinvolte diano peso e prendano in considerazione il punto di vista dell’altro.
La Nato americana e gli occidentali dovrebbero -ad esempio- impegnarsi a non estendere a est l’Alleanza atlantica. La Russia dovrebbe impegnarsi a non immischiarsi negli affari interni degli che sono usciti dal protettorato di Mosca.
Basterebbe poco, analisi di Guetta: «Dirigersi verso una neutralità dell’Ucraina, della Bielorussia, della Moldavia e, più a est, nel Caucaso, della Georgia, trasformando questi paesi in ponti tra l’Unione e la Federazione, tra i due pilastri del continente che, evidentemente, hanno tutto l’interesse a organizzare la loro complementarietà».

Se anche la Svezia si scalda
In attesa che i buoni propositi possano maturare, manovre militari anche dove era difficile immaginarle. In Svezia ‘Aurora17’, in campo principalmente soldati svedesi con piccoli contingenti, per un totale di circa 1400 uomini, provenienti da Finlandia, Danimarca, Norvegia, Francia, Estonia, Lituania e Stati Uniti. Operazioni aria, terra e mare, soprattutto nella regione di Stoccolma, e nell’isola di Gotland, nel Baltico. L’esercitazione simula un attacco al Paese da parte di ‘forze straniere’. Le manovre testimoniano l’aumento delle tensioni regionali e il timore di un attacco a sorpresa da parte della Russia. Ulteriore pessimo segnale, il Paese scandinavo, tradizionalmente neutrale e fuori del Patto Atlantico, ha reintrodotto la leva obbligatoria non riuscendo a completare il proprio esercito con i soli volontari.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti