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Il riassunto

Roma, 10 settembre 2017 – Ci provano da dieci anni. Cominciò il ministro della Giustizia Mastella nel 2007, governo Prodi. Due anni dopo il ministro Alfano con Berlusconi premier, fino all’attuale guardasigilli Orlando. Tutti sollecitati, incalzati, pressati dalla gran parte della nostra classe dirigente politica e non solo, stanca di veder riportata sulla stampa o in tv, con il testo virgolettato delle intercettazioni, la prova inequivocabile del proprio coinvolgimento in vicende giudiziarie o comunque poco edificanti per chiunque svolga una funzione pubblica. Se non ci fosse l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di espressione e di stampa in particolare e la determinazione dei magistrati e dei giornalisti a difenderlo con il conforto dell’opinione pubblica, il bavaglio sulle intercettazioni sarebbe da tempo legge dello Stato. Se si aggiunge il dilagare delle prescrizioni a causa dei tempi lunghi della giustizia, una buona probabilità di restare impuniti non soltanto di fronte a quest’ultima ma anche davanti al tribunale morale dei cittadini sarebbe assicurata.

A suonare per l’ennesima volta l’allarme è il quotidiano “La Repubblica” che riproduce in  fotocopia l’articolo 3 del  del decreto legislativo di riforma del codice di procedura, introducendo distintamente l’obbligo per il pm, il giudice delle istanze preliminari e per il tribunale del riesame di riportare le intercettazioni solo “nel contenuto” e non nella versione integrale. Il riassunto, appunto. Se ne era già parlato due anni fa negli incontri col governo sulla legge delega al governo. In quella occasione la mia considerazione è quella che ripropongo oggi: “Quanto alla pubblicazione degli originali da parte dei giornalisti, che per rispettare la privacy dovrebbero limitarsi a un riassunto, non può sfuggire il carattere strumentale e ipocrita dell’argomento quando si tratta di rivelazioni di pubblico interesse. A differenza della viva voce dell’intercettato, qualunque riassunto, anche se scritto dal più credibile dei cronisti, potrebbe essere disconosciuto e smentito. E tanto per restare nell’attualità, pensate che differenza farebbe, per la trasparenza della politica, una registrazione dei colloqui tra Berlusconi e Renzi per il patto del nazareno”. 

In altre parole, a lorsignori non interessa censurare la notizia della telefonata o del colloquio, quella può sempre essere smentita, come peraltro avviene abitualmente. Sono le loro medesime parole che devono essere censurate e, se possibile, del tutto dimenticate. E poichè non ci si può fidare del rispetto della norma da parte dei giornalisti, che più volte hanno ribadito l’intenzione di ricorrere contro il bavaglio alla disobbedienza civile, non resta che imporre il riassunto a cominciare dai magistrati e dai primi atti giudiziari. In modo che anche nel dibattito processuale sul reale “contenuto” delle intercettazioni si possa sempre avanzare il dubbio da parte della difesa. Ora, di fronte alla reazione decisa dei giornalisti e della magistratura, Andrea Orlando, che pure quel testo aveva firmato, frena. “Di una cosa sono sicuro, non sarà questo il testo finale della riforma delle intercettazioni”, dichiara e aggiunge “questo è un punto che sicuramente può cambiare”. Probabile che sia sincero il ministro della giustizia, ma se siamo alla firma di un testo scritto vuol dire che nella maggioranza  c’è chi non intende cambiare affatto, a cominciare dal suo predecessore Alfano.

Vedremo. Per ora è annunciata un’altra ampia consultazione con i capi delle maggiori procure italiane, le Camere penali degli avvocati, la Fnsi e noti giuristi. Noi non andremo, ha detto il segretario della Fnsi Lorusso, manderemo solo per una cortesia istituzionale le nostre considerazioni sul testo. Il sindacato dei giornalisti infatti sperava di veder arrivare finalmente la promessa normativa sulle querele temerarie e da queste anticipazioni pare che si voglia andare in tutt’altra direzione. Un no deciso al riassunto viene oggi anche dal Consiglio superiore della Magistratura. “Il rischio è di ridurre la genuinità  della prova scaturita dalla conversazione intercettata”. E uno dei relatori,  Antonello Ardituro della sinistra di Area, precisa che “il grande rischio è che nei singoli passaggi processuali, ci si allontani pericolosamente dal testo effettivo (delle intercettazioni), a danno dell’imputato e della verità processuale”. Per quest’ultima non ho dubbi, ma temo che l’imputato colpevole, specie se “eccellente” e tutelato da una buona difesa, si sentirà al contrario avvantaggiato dall’incertezza sui fatti addebitati.

Quel che è certo è che ci provano e continueranno a provarci. Alfano in testa, regista del bavaglio otto anni fa con Berlusconi, dietro le quinte oggi con i governi Pd. Nelle quattro puntate del video che segue, da me registrate durante lo spettacolo-manifestazione del 23 giugno 2009 al teatro Ambra Jovinelli di Roma, eccovi alcune tra le intercettazioni più sconvolgenti di quegli anni, lette da attori professionisti e commentate dai più noti cronisti giudiziari. Pezzi di storia italiana – come altri documentati in seguito dalla televisione –  che non avremmo mai conosciuto se il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni fosse già entrato in vigore. Dagli intrighi con la Banca d’Italia dei “furbetti del quartierino” alle penose telefonate di Berlusconi col direttore di RAI fiction, Saccà, dallo scandalo di Calciopoli alla cinica gestione della clinica “Santa Rita”. Buona visione.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

4 pensieri riguardo “Il riassunto

  1. Ho visto una intervista a Flick ieri, su Repubblica – non certo un pericoloso renziano – che non era così allarmato. Detto questo, l’uso delle intercettazioni è stato in molti casi sbagliato, non veritiero e fuorviante. L’intercettazione è stata utilizzata non per rendere l’opinione pubblica consapevole, ma per promuovere uno sviamento di massa.

    Chiunque fa giornalismo sa che è facile sbattere il mostro in prima pagina e poi dimenticarlo. E quello si tiene la patente di mostro. Oggi questo avviene facilmente con le intercettazioni, specie quando le intercettazioni vengono utilizzate dalla stampa per fare notizia.

    Proprio l’ultimo caso delle intercettazioni farlocche concernenti il padre di Renzi, o quelle ancora più farlocche concernenti Crocetta, fanno capire che la stampa le ha utilizzate male, spesso rendendosi strumento di manovre di cui era all’oscuro. E non si è prodotta maggiore consapevolezza tra il popolo di quello che fanno i politici.

    Che dire della povera Ilaria Capua, sbattuta in prima pagina come un mostro, poi dimostratasi innocente? Ilaria Capua non era una politica che meritasse una gogna. Li le intercettazioni erano regolari, ma l’uso che ne ha fatto l’espresso è stato – diciamo – non in linea con la grande tradizione giornalistica che pure rappresenta.

    La pistola sempre carica dell’indignazione non sempre aiuta a colpire l’obiettivo giusto. Spesso produce fuoco amico: si usa contro le vere vittime.

    Alle volte penso che Di Maio, alla fine, l’Italia benpensante se lo merita

    1. Andrea, spero che tu non voglia confondere il Consiglio superiore della magistratura, la FNSI e, a giudicare dalle prime reazioni, lo stesso ministro Orlando con Di Maio e i Cinque Stelle. Possibile che qualche errore sia stato fatto e anche qualche strumentalizzazione, ma la pubblicazione delle intercettazioni è stata di fatto il miglior antidoto ai veleni della propaganda.

  2. Ho visto una intervista a Flick ieri, su Repubblica – non certo un pericoloso renziano – che non era così allarmato. Detto questo, l’uso delle intercettazioni è stato in molti casi sbagliato, non veritiero e fuorviante. L’intercettazione è stata utilizzata non per rendere l’opinione pubblica consapevole, ma per promuovere uno sviamento di massa.

    Chiunque fa giornalismo sa che è facile sbattere il mostro in prima pagina e poi dimenticarlo. E quello si tiene la patente di mostro. Oggi questo avviene facilmente con le intercettazioni, specie quando le intercettazioni vengono utilizzate dalla stampa per fare notizia.

    Proprio l’ultimo caso delle intercettazioni farlocche concernenti il padre di Renzi, o quelle ancora più farlocche concernenti Crocetta, fanno capire che la stampa le ha utilizzate male, spesso rendendosi strumento di manovre di cui era all’oscuro. E non si è prodotta maggiore consapevolezza tra il popolo di quello che fanno i politici.

    Che dire della povera Ilaria Capua, sbattuta in prima pagina come un mostro, poi dimostratasi innocente? Ilaria Capua non era una politica che meritasse una gogna. Li le intercettazioni erano regolari, ma l’uso che ne ha fatto l’espresso è stato – diciamo – non in linea con la grande tradizione giornalistica che pure rappresenta.

    La pistola sempre carica dell’indignazione non sempre aiuta a colpire l’obiettivo giusto. Spesso produce fuoco amico: si usa contro le vere vittime.

    Alle volte penso che Di Maio, alla fine, l’Italia benpensante se lo merita

    1. Andrea, spero che tu non voglia confondere il Consiglio superiore della magistratura, la FNSI e, a giudicare dalle prime reazioni, lo stesso ministro Orlando con Di Maio e i Cinque Stelle. Possibile che qualche errore sia stato fatto e anche qualche strumentalizzazione, ma la pubblicazione delle intercettazioni è stata di fatto il miglior antidoto ai veleni della propaganda.

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