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MsF accusa: «L’Europa finanzia gli abusi commessi in Libia»

A chi credere? Alle dure accuse di Medici Senza Frontiere o alle rassicurazioni del nostro Governo? Anche perché il commento di Gentiloni, così come riportato dalla stampa, tanto rassicurante non è. Lui dice che l’allarme umanitario non solo lo condivide ma è uno dei loro ” impegni maggiori da molto tempo” e si augura “che gli sviluppi che abbiamo avuto in queste settimane con le autorità libiche ci consentano di avere la possibilità di chiedere e forse anche ottenere condizioni umanitarie che sei mesi fa neanche ci sognavamo di chiedere”.  In che cosa consiste l’impegno lo ha spiegato bene la commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstroem, rispondendo a quelle accuse in conferenza stampa a Bruxelles. “È difficile commentare il rapporto appena pubblicato – ha detto –  ma ho visitato io stessa la Libia e ho visto le prigioni: la situazione era abominevole  qualche anno fa e non ho informazioni che indichino che la situazione sia migliorata. L’Ue dà molti soldi alle organizzazioni internazionali, per lavorare con Unhcr e Iom per tentare di migliorare le condizioni in Libia, perché in effetti sono atroci”. Insomma, l’Ue “spende e spera”. Ha stanziato 142 milioni di euro per assistere organizzazioni internazionali come l’Alto Commissariato per i Rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni in Libia e starebbe monitorando l’uso che se ne sta facendo. Basta davvero questo per smentire quella che è, come denuncia MSF, “nella migliore delle ipotesi pura ipocrisia” ? (nandocan)

*** di Alessandro Fioroni8 settembre 2017* – “La riduzione delle partenze dalle coste libiche è stata celebrata come un successo nel prevenire le morti in mare e combattere le reti di trafficanti. Ma sappiamo bene quello che sta accadendo in Libia. Ecco perché questa celebrazione è nella migliore delle ipotesi pura ipocrisia o, nella peggiore, cinica complicità con il business criminale che riduce gli esseri umani a mercanzia nelle mani dei trafficanti”. Un atto d’accusa netto, inequivocabile, contenuto in una lettera aperta che l’organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere ha inviato agli Stati membri e alle Istituzioni dell’Unione Europea.

A leggere l’intero testo sembra quasi che MSF sia passata all’attacco dopo i mesi di accuse alle quali sono state sottoposte le Ong, le polemiche sul codice di condotta del ministro dell’Interno Marco Minniti, il ritiro dalle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. Gli sbarchi sono diminuiti dell’80% ma ora, forse troppo tardi, si susseguono le inchieste e le testimonianze raccolte circa le condizioni che circa un milione di migranti, intrappolati in Libia, si trovano a vivere.Un centro di detenzione ufficiale di Tripoli
Nel centro visitato dalla Liu (la presidente internazionale di Medici senza frontiere, Joanne Liu, ndr) vengono portate le persone recuperate in mare dalla guardia costiera libica, quella addestrata e finanziata dall’Europa. La conferenza è stata una sfilza ininterrotta di violenze da galleria degli orrori. «Ammassati in stanze buie e sudice, prive di ventilazione, costretti a vivere una sopra l’altro. Gli uomini costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi», ha raccontato la direttrice internazionale dell’organizzazione umanitaria.
Liu ha riferito come «le donne incinte sono oggetto di violenza sistematica». Sono stati citati altri casi concreti riferiti a persone talmente malridotte da essere costrette al ricovero in ospedale, ma appena ristabilite vengono di nuovo ricondotte nei campi di detenzione dove ricominciano a soffrire la fame.Eppure, nonostante le evidenze di questa situazione, la Commissione europea non sembra discostarsi da quelle che ormai sono le sue politiche conclamate in fatto di immigrazione: sostanzialmente l’esternalizzazione completa del controllo delle frontiere. La prova sta nelle parole della portavoce della Commissione stessa, Catherine Ray: «siamo coscienti delle condizioni inaccettabili, scandalose e inumane di alcuni migranti in Libia, ma l’Unione Europea lavora per aiutare le organizzazioni internazionali a proteggere i migranti».«Vogliamo cambiare la situazione. L’Ue ha stanziato 142 milioni di euro per assistere organizzazioni internazionali come l’Alto Commissariato per i Rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni in Libia. Inoltre, la Commissione sta creando un meccanismo di valutazione per monitorare l’uso dei fondi europei per addestrare la Guardia costiera libica», ha aggiunta la Ray.
Ma nonostante le dichiarazioni la situazione non sta avendo nessuna modifica. Su tutto pesano le convenienze, elettorali per prima cosa, di ciascun paese della Ue. Così se da un lato si sanzionano i paesi dell’est che non accettano la “relocation” dei migranti arrivati in Italia e Grecia, dall’altro è più politicamente redditizio impedire nuovi sbarchi anche se questo comporta sofferenze atroci.Un punto colto chiaramente dalla lettera di MSF dice della Libia come «l’esempio più recente ed estremo di politiche migratorie europee che da anni hanno come principale obiettivo quello di allontanare le persone dalla nostra vista. L’accordo UE-Turchia del 2016 e tutte le atrocità che abbiamo visto in Grecia, Francia, nei Balcani e altrove ancora indicano una prospettiva sempre più definita, fatta di frontiere chiuse e respingimenti. Tutto questo toglie qualunque alternativa alle persone che cercano modi sicuri e legali di raggiungere l’Europa e le spinge sempre più in quelle reti di trafficanti che i leader europei dichiarano insistentemente di voler smantellare».

*da RemoContro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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