Ettore Masina

Un altro caro amico che se ne va. Con lui avevo vissuto l’entusiasmo dei primi anni del Tg2, quello diretto da Andrea Barbato. Insieme, con Tito Cortese, rappresentavamo i colleghi nel comitato di redazione della testata.  In anni successivi, quando cominciò l’escalation della militarizzazione craxiana, anche lui come pochi altri fra noi venne emarginato come “fastidioso cattocomunista”. Nel denunciarlo pubblicamente, lui dichiarava ad alta voce di stare “dalla parte degli oppressi e tanto comunista che cattolico convinto”. Eletto più volte come indipendente alla Camera nelle liste del PCI, si era poi molto impegnato sia con la fondazione di Lelio Basso che con la Rete a cui aveva vita con il padre Gauthier, prete operaio, per la difesa dei diritti umani e la solidarietà con il popolo palestinese. Con il mio abbraccio affettuoso alla moglie Clotilde e ai familiari, accompagno il ricordo a quello di Raniero La Valle e dei suoi collaboratori del sito www.chiesadituttichiesadeipoveri.it (nandocan)

***newsletter del 28 giugno 2017 – Cari amici, il sito dà oggi notizia di due lutti gravi che hanno colpito nello stesso giorno la Chiesa e la società italiana. Alla sera di martedì 27 giugno è morto a Roma Ettore Masina, un protagonista della storia dei cattolici e della Chiesa italiana durante e dopo il Concilio Vaticano II. Giornalista della carta stampata (“Il Popolo di Milano”, “Il Giorno”) e della RAI come informatore ed esperto di questioni religiose, ha sofferto dalla Chiesa (e dallo stesso Paolo VI di cui era amico) come molti cattolici della sua generazione a. causa  di scelte coraggiose compiute nell’esercizio di un cristianesimo adulto, dal referendum sul divorzio all’ingresso in Parlamento nel gruppo della Sinistra Indipendente come eletto nelle liste del PCI. Strenuo assertore nel suo impegno parlamentare delle ragioni della pace e di un internazionalismo maturo, ha lottato per i diritti della Palestina, che non ha mai dimenticato anche fuori e dopo la sua attività parlamentare. Alla Camera  ha fatto parte del Gruppo Interparlamentare per la Pace (GIP), un gruppo interpartitico dai comunisti ai democristiani ai Verdi, ed ha avuto un ruolo determinante nel portare all’approvazione la legge sul commercio delle armi, ancora vigente nella forma elaborata da lui ma oggi largamente disattesa dal governo italiano che vende armi dappertutto, a cominciare dall’Arabia Saudita, con gravi ricadute nel terrorismo e nella conflittualità in Medio Oriente. È stato anche presidente della Commissione parlamentare per i diritti umani. Animatore di una vasta area di cattolicesimo “conciliare” e democratico, ha fondato e condotto per anni la Rete Radiè Resh (dal nome di una bambina palestinese morta di stenti) che ha stabilito un circuito di solidarietà  permanente per interventi nei più svariati punti di tensione e di dolore nel mondo.
Sempre sostenuto con intelligenza dalla moglie Clotilde e dai figli, Ettore Masina era una figura amata da molti.
Martedì è anche morto a Bologna Luigi Pedrazzi, un cattolico in costante dialogo col mondo laico, fondatore del “Mulino”, vicesindaco di Bologna, promotore di molteplici iniziative comunitarie e appassionato fautore di un rinnovamento della Chiesa a cui, con le sue lettere periodiche, ha dato il contributo di una costante e puntuale rievocazione degli anni di preparazione e svolgimento del Concilio.
Alle famiglie di Ettore Masina e di Luigi Pedrazzi il sito chiesadituttichiesadeipoveri esprime il proprio cordoglio e la gratitudine per quanto l’uno e l’altro hanno fatto per tutti.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti