Rodotà e la Costituzione (video)

Roma, 23 giugno 2017 – Voglio ricordare Stefano Rodotà, che ho avuto il piacere di conoscere e di intervistare varie volte in tv fino da quando eravamo entrambi giovani, con una delle sue tante testimonianze appassionate a difesa della Costituzione, come giurista e come politico. Questo mio video risale a quattro anni fa, “La rivoluzione della dignità” era il titolo della manifestazione organizzata dalla rivista “Left” e dal suo direttore Maurizio Torrealta, per un incontro del professor Stefano Rodotà, costituzionalista e politologo di grande prestigio, con il popolo della sinistra che lo avrebbe voluto di lì a qualche settimana, alla Presidenza della Repubblica. Al teatro Eliseo di Roma, nel pomeriggio del 2 maggio 2013, si era parlato a lungo di lavoro, eguaglianza, diritti, libertà e giustizia. Valori fondanti della Repubblica e della Costituzione, il rispetto dei quali faceva apparire ancora come  improbabile, tormentata e decisamente precaria una coabitazione tra il centrosinistra e il centrodestra guidato da Berlusconi al governo del Paese. Il video riporta non solo brani dell’introduzione e della conclusione di Rodotà ma anche interventi molto significativi del clima di speranza e di attesa che si viveva in quel momento da parte di Pippo Civati (PD), Vito Crimi (M5S), Gennaro Migliore (SEL), Adriano Prosperi (storico),Francesca Redavid (FIOM), Antonio Di Luca (operaio), Andrea Ranieri (Left), Gherardo Colombo (ex pool Mani Pulite), Antonio Ingroia (Azione civile), Antonio Cofferati (PD), Giuseppe Giulietti (Articolo 21), Tana De Zulueta (Iniziativa cittadina europea per la libertà di informazione e il pluralismo dei media). Quell’attesa è andata delusa e oggi Stefano Rodotà non è più con noi ma restano le ragioni di quella speranza, da far valere con impegno e determinazione maggiori di quelli del passato nella costruzione di una nuova sinistra per l’attuazione della Costituzione. Nel nome e nel ricordo di Rodotà.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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