Un quinto dei francesi ha scelto Macron

“Il Parlamento è di Macron” titolano stamani sia La Stampa che La Repubblica. Pensatela come volete, ma io sono comunque contento che la nostra Costituzione ci protegga dal dover leggere domani titoli come Il Parlamento è di Grillo o di Renzi,  o di Salvini o di Berlusconi  o qualsiasi altro. Soprattutto quando uno di questi avesse raggiunto il 70 per cento dei seggi con una rappresentanza reale del 20 per cento dell’elettorato. Certo sarebbe peggio per noi e per l’Europa se fosse accaduta la stessa cosa con Marine Le Pen. Ma se fosse vero che “Sarkozy diceva le stesse cose” come scrive Massimo Nava, prima che al Presidente Macron dobbiamo fare gli auguri a noi stessi. Da RemoContro un report del noto editorialista del Corriere della sera da Parigi (nandocan)

***di Massimo Nava, 19 giugno 2017 – I NUMERI – I pochi francesi che sono andati a votare, netta minoranza ormai, decidono che Macron deve poter governare, ma senza esagerare.

  • Battuti e divisi, i Républicains restano in piedi con 136 deputati.
  • I socialisti sono decimati ma non scompaiono come qualcuno aveva ipotizzato. 46 deputati e il segretario che si è dimesso.
  • Marine Le Pen, per la prima volta in Parlamento, ma il Front National non riesce a formare un gruppo parlamentare.
  • Affermazione significativa dei radicali di gauche di Jean-Luc Melenchon, con 26 rappresentanti.

Esilirante campionario di tuttologia sulla Francia di #Macron

A me pare una straordinaria OPA sulla politica, sulla crisi dei partiti, sul disagio profondo della societá francese che per metá non vota e che se si mobilita, dà dieci milioni di voti a una come Marine Le Pen e altri dieci all’estrema sinistra giacobina.

Emmanuel Macron, senza avere Casaleggio in casa, è stato bravissimo nel cogliere il momento, nel mobilitare in modo capillare la rete di consenso e sostegno (anche economico), nel catturare a suo vantaggi tutti i segnali di disperazione e voglia di riscatto della societá francese che si é aggrappata a lui come a un’ultima scialuppa. Il sistema maggioritario a doppio turno gli ha dato una spinta formidabile. Con il proporzionale avrebbe perso o vinto di misura o non governerebbe come capita sempre in Italia.

Oggi ottiene una schiacciante maggioranza all’Assemblea, mentre le opposizioni risultano dimezzate (centro destra) o marginalizzate (socialisti e sinistra radicale) e Marine Le Pen ci entra per la prima volta con una pattuglia di deputati.
Con il 30 per cento di un corpo elettorale che per piú della metá si é astenuto, Macron ottiene oltre il 70 per cento, ma la sua rappresentatività reale é meno del 20. Sono dati su cui riflettere. L’opposizione sará nelle piazze alle prime avvisaglie di riforme serie, come é avvenuto con tutti i predecessori di Macron.

La Francia che si é affidata a lui, la Francia che vuole entrare davvero nel futuro, si confronta (e spesso soccombe) con la Francia conservatrice, gelosa di privilegi e protezioni, aggrappato allo Stato centralista e ai servizi pubblici, quasi sempre alleata, quando c’é da alzare barricate, con la Francia povera, esclusa e arrabbiata. La storia si ripete. Vandea, giacobini, girondini….rivoluzione e conservazione….uomini del destino, da Bonaparte a de Gaulle e loro nipotini che durano meno di una stagione.

Fra i tanti commenti improvvisati, non ho letto un riferimento a un certo Sarkozy, che diceva le stesse cose di Macron, che prometteva riforme, che aveva una maggioranza schiacciante, che voleva introdurre una quota proporzionale, che ha cercato di ridare forza al Parlamento per bilanciare il potere enorme (ma spuntato) del presidente. Si sa come é finita. Macron ci riprova.
Auguri! Per la Francia e per l’Europa sarebbe bello che ce la facesse.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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