Orfeo nuovo DG RAI, prologo dell’intesa Pd Centrodestra

Il direttore del Tg1 Mario Orfeo, durante la presentazione del libro “Biagio Agnes. Un giornalista al potere” nella sede Rai di viale Mazzini, Roma, 17 ottobre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Roma, 10 giugno 2017 – Non lasciatevi distrarre dal minuetto mediatico di Matteo Renzi con Giuliano Pisapia. Dalla sfacciata proposta renziana di una coalizione (ma solo al Senato) col Campo Progressista alla controproposta polemica delle primarie da parte dell’ex sindaco di Milano. “Improvvisazioni tattiche”, così Pierluigi Bersani ha definito ieri quelle del segretario del Pd.

Chi ha perseguito fino ad oggi l’obbiettivo illusorio di una nuova “balena bianca”, magari in versione “blairiana”, sa bene di aver bruciato tutti i ponti per la guida di una qualsiasi  riedizione del centrosinistra. Se è riuscito nell’impresa di cambiare il partito, ciò non gli ha impedito di andare a sbattere in tutte le consultazioni elettorali successive a quelle europee di tre anni fa. E tuttavia continua imperterrito a perseguire un disegno che il suo promesso alleato, Silvio Berlusconi, non si cura più di nascondere, come quando di recente ha spudoratamente messo sul tavolo, lui il patron della concorrenza, il tema del nuovo direttore generale da nominare alla RAI. In altre parole, il controllo in comune della gran parte degli schermi televisivi come reciproco, anticipato dono di nozze.

Ieri il candidato di Renzusconi, l’attuale direttore del Tg1 Mario Orfeo, è stato designato dal consiglio di amministrazione con sette voti favorevoli, compreso quello della presidente Monica Maggioni. Contrario solo il consigliere di amministrazione Carlo Freccero, che ha votato se stesso dopo aver chiesto un’audizione pubblica in Commissione di Vigilanza. Per stabilire chi tra lui e il direttore del Tg1 sia più competente su gli aspetti gestionali della azienda. Mario Orfeo non è “amico personale” di Matteo Renzi ma è certamente apprezzato da lui e più ancora da Berlusconi. “Sarebbe un direttore perfetto”, aveva pronosticato un anno e mezzo fa Agostino Saccà, celebre manager della RAI che aveva coperto più o meno degnamente la stessa carica con il governo del (ex)cavaliere.

Orfeo resterà in carica un anno, fino alla scadenza dell’attuale CdA nel 2018, ma sarà anche quello decisivo per il destino politico dei due ex presidenti del consiglio. E’ certo che questa nomina peserà. Quanto non saprei dire. Il sorprendente successo elettorale di Jeremy Corbyn nelle elezioni britanniche, dopo una campagna elettorale che lo aveva visto piuttosto maltrattato dai media tradizionali ma assai seguito e apprezzato su internet dai giovani (il 63 per cento dei quali ha poi votato per lui), potrebbe dare un segnale anche in Italia.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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