I gabbiani e l’ambiente

Roma, 5 giugno 2017 – Un tempo erano le rondini in primavera a ricordarci che il nostro mondo è fatto anche di animali selvatici, poi negli anni ’70 sono arrivati i gabbiani, attratti dal cibo che trovano in abbondanza nei cassonetti. Da allora i gabbiani, come altri animali non graditi, si sono moltiplicati, ha scritto ieri sul quotidiano la repubblica Piero Genovesi, responsabile Gestione e conservazione fauna dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. D’altronde, aggiunge Genovesi, “umani e animali selvatici sono destinati a incontrarsi sempre più spesso nei prossimi anni e dovremo imparare a gestire meglio i problemi quotidiani e a prendere questo ritorno anche come un segnale positivo per il nostro ambiente”. Di più non si dice.

La scena che ho registrato ieri, giornata mondiale dell’ambiente, in via Santo Spirito a Roma, a due passi da Piazza san Pietro, sotto gli occhi di centinaia di turisti che passano ogni giorno da queste parti, e che certamente non è spettacolo inconsueto anche in altri quartieri della nostra come di altre città, ha davvero poco di positivo. Anche senza sopravvalutare l’aggressività di questi animali e la rapacità nei confronti di bestiole più piccole e innocue, il danno che questi gabbiani reali producono al decoro urbano e ambientale sia con le feci corrosive (più abbondanti di quelle dei piccioni), sia depredando e spargendo la spazzatura nelle strade, sta rendendo sempre più difficile la convivenza. Qualche forma di contenimento si impone.

Certo, si potrebbe evitare di “provocarli” ammucchiando, come si vede nel filmato, i sacchetti agli angoli delle strade,  ma sembra che non si possa fare altrimenti, almeno a Roma, finchè l’AMA non sarà in grado di rimuovere tempestivamente l’immondizia, operazione che si è fatta sempre più complicata dopo l’inevitabile chiusura, quattro anni fa, della discarica di Malagrotta. Da allora si cerca di evitare il peggio con espedienti di vario tipo, come l’esportazione della spazzatura in varie località italiane o estere.  La giunta Raggi, contraria sia a nuove discariche che agli inceneritori, si è impegnata a portare la raccolta differenziata al 70% entro il 2021, proponendosi di smaltirla con impianti di compostaggio, di selezione per il multimateriale, centri di riuso e riciclo. Auguriamoci che vinca questa scommessa, prima che i gabbiani si impongano come i veri netturbini di Roma o che si decida di aprire anche a carico loro una stagione di caccia.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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