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La Santa Alleanza di Trump

In occasione della visita di The Donald in Vaticano, l’amico Raniero La Valle mi segnala un articolo pubblicato oggi sul sito “La Chiesa di Tutti Chiesa dei Poveri”, che all’indomani della strage di Manchester spiega come la lotta al terrorismo non abbia niente a che vedere con “la Santa Alleanza ebraico-sunnita-cristiana proposta da Trump: un’ improbabile riedizione della cristianità in chiave multireligiosa” (nandocan)

Donald Trump mentre riceve una medaglia dal re Salman bin Abdulaziz, il 20 maggio Riyad (MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)

***dalla redazione, 23 maggio 2017 – La strage di Manchester all’indomani del discorso di Trump alla corte di Riad mostra l’impostura della politica americana contro il terrorismo. Che cosa c’entrano i 110 miliardi di dollari di armi vendute da Trump all’Arabia Saudita con il terrorismo, cioè con l’ordigno low cost esploso all’Arena Grande di Manchester? Niente. Che cosa c’entra la grande coalizione richiesta da Trump a tutti i Paesi arabi per fare la guerra all’Iran, con il terrorismo, cioè con il kamikaze che si fa saltare in aria a un concerto? Niente. Che cosa c’entra la bomba madre di tutte le bombe lanciata da Trump sull’Afghanistan, con il terrorismo, cioè con i chiodi di cui era riempita la bomba artigianale di Manchester? Niente.

Dunque deve essere chiaro che la cosiddetta lotta al terrorismo è solo il nuovo nome delle politiche di dominio e di guerra, che non stroncano ma generano e fomentano il terrorismo estremistico, più o meno devoto al Dio dell’Islam o agli idoli dei regni.

In realtà armare l’Arabia Saudita che a sua volta finanzia e arma i sunniti contro gli sciiti, le organizzazioni estremistiche e lo stesso “Stato islamico” di Abu Bakr Al-Baghdadi, serve alle grandi fabbriche di armamenti americane per far soldi a spese degli sceicchi del Golfo, 110 miliardi di dollari subito, 300 miliardi a seguire.

La “grande coalizione per distruggere il terrorismo” in realtà non è che una scelta di campo degli Stati Uniti con l’Arabia saudita e Israele contro l’Iran, la Siria e la Russia, e mira non a riunire tutti i musulmani contro “i criminali barbari che non venerano Dio ma la morte”, ma a spaccare in due la “umma” islamica scatenando una parte contro l’altra; e non importa che gli Stati Uniti di Obama abbiano appena firmato con l’Iran un patto di pace, né che a Teheran sia stato eletto per un secondo mandato un leader moderato ed aperto.

La bomba madre da 11 tonnellate di tritolo di cui è stato gratificato l’Afghanistan già fin troppo martoriato non ha nulla a che fare con il terrorismo ma è il timbro sul cartellino d’ingresso di Trump nell’arena dove si affrontano gli Imperi e si decidono i destini del mondo.

Ciò non vuol dire che nella sfarzosa reggia del petrolio nella capitale dell’Arabia Saudita parlando a 51 Stati arabi Trump non abbia detto anche cose sensate, anzi sacrosante se fossero vere.

E’ sacrosanto che egli abbia detto che ogni Paese deve essere libero di seguire i suoi usi e costumi, e che perciò l’America non se ne impiccia: tanto sacrosanto perché al contrario per volere instaurare nell’universo mondo i valori americani e il modo di vita americano e instaurare “il nuovo secolo americano” gli Stati Uniti hanno devastato mezzo pianeta e buttato al vento nel Novecento la grande grazia della fine dei blocchi e della guerra fredda.

Sacrosanto è che non si può uccidere in nome di Dio né abusare del suo nome: tanto sacrosanto perché al contrario in nome di Dio non solo gli americani pretendono che si dia fiducia al dollaro (“in Good we trust”), non solo in nome di Dio fanno giurare i loro presidenti, ma in nome di Dio i loro presidenti hanno perpetrato tutte le guerre, gli omicidi mirati e le torture che hanno ordinato di fare.

Ma la vera novità di questo primo viaggio di Trump fuori confine è l’appello a una triplice alleanza di tre religioni mondiali a sostegno della lotta tra bene e male ingaggiata dagli Stati Uniti. Trump ha invocato questa santa alleanza cui ha offerto il simbolo della sua triangolazione tra l’Arabia Saudita, intesa come l’Islam della Mecca, Israele presa per l’ebraismo, e Roma intesa come cristianità. Purtroppo il neopresidente americano ha sbagliato tutti gli indirizzi, perché a Riad ha trovato solo mezzo Islam, e nemmeno tutto l’Islam arabo, in Israele ha trovato uno Stato sovrano ma non un’autorità spirituale che parli per l’ebraismo mondiale, e a Roma trova un’autorità spirituale ascoltata da tutti ma non la cristianità che la Chiesa cattolica ha dismesso da tempo.

Nel suo farsi paladino dell’alleanza fra le tre religioni Trump dimostra di non averne capita nessuna; e venire a Roma dal papa per coronare l’impresa, vuol dire non aver capito né il senso di questo pontificato né l’alleanza nuova con tutti i popoli e le religioni della terra che è il Vangelo annunciato oggi dalla Chiesa di Francesco.

Trump riesuma un messianismo americano che dai Padri Pellegrini ha attraversato la storia degli Stati Uniti fino a noi, ma lo declina nei termini di una supercristianità a guida americana formata da sunniti, ebrei e cristiani uniti in forma costantiniana contro i musulmani cattivi e naturalmente i russi che sono pur sempre gli ex comunisti.

Se questo è il verbo che Trump è venuto ad annunziare agli arabi prima e in Europa poi, occorre solo dirgli che ha sbagliato secolo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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