Ciao Alberto

Dopo l’indimenticabile Andrea Barbato è stato, almeno per me, il miglior direttore del Tg2. Certamente un ottimo giornalista, intelligente, appassionato, arguto e cordiale. Socialista, politicamente e non solo molto vicino ad Enrico Manca, era anche piuttosto prudente, consapevole dei vincoli imposti al suo ruolo così come da una deprecabile lottizzazione delle testate televisive. E poiché ero, nel periodo della sua direzione, nel comitato di redazione del Tg2, oltre che uno dei curatori di Tg2 Pegaso, mi definiva senza complimenti “un gran rompicoglioni”, ma la mia stima nei suoi confronti non è mai venuta meno. Negli ultimi anni ci incontravano raramente in occasione di qualche convegno o del funerale di un collega. La notizia di questa morte inattesa mi ha addolorato. Ciao, Alberto (nandocan)

***Da Il Fatto Quotidiano, 16 maggio 2017 – Lutto nel mondo del giornalismo televisivo: è morto a Roma, a 83 anni, Alberto La Volpe, giornalista Rai ed ex-direttore del Tg2. E’ stato proprio il telegiornale del secondo canale a darne l’annuncio, testata che diresse dal 1987 al 1993. Nel 1992 creò il programma Lezioni di mafia insieme a Giovanni Falcone, una delle ultime iniziative del magistrato palermitano, stroncata dall’attentato di Capaci. Lo scopo del programma era ricostruire la storia di Cosa Nostra e il rapporto con la politica, ma si aprì con una poltrona vuota accanto a La Volpe.

Alberto La Volpe, nato a Napoli nel 1933, era entrato in Rai nel 1966. Nel 1979 è stato vicedirettore del Tg3, che aveva contribuito a fondare insieme a Biagio Agnes e Sandro Curzi. È stato uno degli storici conduttori di Speciale TG1 fino al 1987, quando il Consiglio di Amministrazione della Rai lo ha nominato direttore del Tg2. Nel 1993 passa il testimone a Paolo Garimberti ed entra in politica: prima come sindaco di Bastia Umbra (Perugia) dal 1970 al 1980; poi nel 1994 è stato eletto alla Camera nel 1994 con i Progressisti. Nel 1996 è stato nominato sottosegretario ai Beni Culturali nel primo governo Prodi e poi al Ministero degli Interni, durante il primo governo D’Alema. La Volpe, vicino alla causa palestinese, è stato anche presidente dell’associazione Italia Palestina.

Per Mondadori ha scritto nel 1988 L’inchiesta insieme a Marco Leto; nel 2002 Editori Riuniti pubblica Diario segreto di Nemer Hammad, ambasciatore di Arafat in Italia. Il suo ultimo lavoro, scritto insieme all’ex magistrato Pietro Grasso, è il libro Per non morire di mafia. Grasso nel 2012 ha anche condotto una nuova serie di Lezioni di Mafia, ispirata all’originale del 1992.

L’ex parlamentare Pd Vincenzo Vita lo ricorda come un “giornalista, personalità politica e culturale. Attento alla causa palestinese. Un compagno gentiluomo, come pochi”. I funerali si terranno giovedì 18 maggio alle 15,30 a Roma nella chiesa di Santa Chiara in piazza dei Giochi Delfici.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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