Schulz sconfitto “in casa”

***Visto da Udo Gumpel (Remocontro)

Perché Schulz, campione di sondaggi e speranze, 16.000 nuovi iscritti Spd da quando è diventato Presidente Spd e ufficialmente candidato contro l’Angelona, perde tre elezioni regionali di fila? Semplice. Non le ha perse lui, anche se si prende le legnate. Le ha perse l’Spd, commettendo tre errori diversi, che però sono sintomatici per le difficoltà del più antico partito socialista del mondo e sicuramente anche per gli altri suoi partiti compagni.

Schleswig-Holstein il Governatore si è lasciato andare a delle considerazioni poco simpatiche e piuttosto arroganti verso la sua ex-moglie che accusava, per esser precisi, di esser troppo casalinga arretrata. Da quell’intervista in poi la sua stella è scesa e da una sicura rielezione è passato alla sconfitta. Lo ha rovinato la superbia, e non essendo un D’Alema, che riesce mascherare bene sotto i baffi della battuta fintamente elegante, le donne del nord non gliel’hanno perdonato. Chapeau alle donne di mezza età e con figli.

Nel Saarland è stata la politica troppo a sinistra a rovinare le chance. Qui l’Spd insisteva tanto per una coalizione Rosso-Rosso con l’ex Presidente Spd, Oskar Lafontaine, ormai marito della capa del Die Linke. La Sinistra, Die Linke, nato dalla fusione tra il Partito della Sinistra e il movimento Lavoro e Giustizia Sociale. Alternativa elettorale di Oskar Lafontaine, ex leader del Partito Socialdemocratico e dominus nella regione. Ma gli elettori hanno bocciato la proposta.

Nella Regione Nordrhein-Westfalen, il “cuore rosso” della Germania, il governo della signora Kraft ha perso, perché ha governato male. Strade, autostrade, ponti, infrastrutture malmesse e trascurate, strade piene di buchi, sembrano Roma. E nell’istruzione, nei test comparativi, (contro i quali molti insegnanti sindacalizzati non solo in Italia conducono una lotta strenua, e si capisce perché, dato che a loro piace dare i voti ma non prenderli), la regione Nordrhein-Westfalen è sempre tra gli ultimi.
Riforme rosso-verdi molto criticate.

Tre quarti degli abitanti hanno dato l’insufficienza al governo rosso-verde anche sul tema sicurezza. Il caso della notte di Capodanno a Colonia, e la pessima figura del Ministro dell’Interno Spd Jaeger nella gestione del caso Anis Amri. In Germania la polizia è organizzata a livello regionale, e quella del Nrw ha fatto la peggior figura.
Dunque, a Duesseldorf, la capitale, l’Spd e Die Gruenen hanno perso perché hanno governato male.
Come vedete, di tutto questo Martin Schulz non ha colpa. Il suo problema è che non c’è ancora un programma, e che l’Spd comincerà a discuterne solo tra 5 settimane.
Nel frattempo i tedeschi preferiscono l’usato garantito della Merkel. Il 70% dei tedeschi pensa che sia ancora lei la leader affidabile per la guida del paese in tempi difficili. E chi può dar loro torto? Schulz è finora solo una promessa, ma non concreta. E di fronte alla scelta, si sceglie chi ha già governato bene, senza fronzoli, con calma e mano ferma.
Le tre regionali perse portano un messaggio molto preciso per l’Spd. 1) non farsi lusingare dal “Potere”, rimanere molto a terra. 2) Non andare troppo a sinistra. Là non c’è la maggioranza. 3) Vedere il desiderio di sicurezza dei cittadini, la questione è stata sottovalutata gravemente. 4) Non lasciarsi abbindolare da idee molto minoritarie -specie nei Verdi- rispetto all’istruzione, cercare la cooperazione tra scuola, industria e università: e ascoltare la gente anziché volerla educare ai propri principi.

***Visto da Massimo Marnetto, 15 maggio 2017

Mentre Macron legge il suo discorso d’investitura, Shulz incassa una sconfitta “in casa” pesantissima. Gli analisti politici sminuzzano i dati e i sentimenti di uno dei land più ricchi per spiegare una caduta così rovinosa, resa più sorprendente dai buoni pronostici della vigilia. La spiegazione meno convincente ma più ricorrente fa riferimento alla paura dell’immigrazione, acuita da recenti atti di molestie sessuali di gruppo posti in essere da immigrati nella notte di Capodanno ai danni di donne tedesche.
Ma la clamorosa perdita di oltre l’8% della SPD sembra molto più legata allo scarso impegno nella lotta alle diseguaglianze, che gli elettori di sinistra rimproverano al programma di Shulz. Una posizione “ambigua”, peraltro emersa anche nel neo presidente francese, che – dopo aver richiesto i voti contro la Le Pen – punta a un primo ministro comunque di destra.
Così, sia il Macr-on che lo Shulz-off convergono almeno nello smascherare una delle truffe politiche può dannose degli ultimi decenni: l’invenzione della “terza via”.
Un ibrido di laboratorio tra misure di destra e di sinistra rivelatosi una “pecora Dolly”, che esalta i genetisti, ma rimane sterile. Mentre la storia (e le elezioni) continuano caparbiamente a dire che o sei per la lotta alla diseguaglianza (Sinistra) oppure no (Destra). Tertium non datur.
*Il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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