Migranti, tre proposte per riformare le leggi (e rispondere alle polemiche)

Provenienti ciascuna da diverse sigle del terzo settore e del volontariato, hanno molti punti in comune. Chiedono un ribaltamento di prospettiva: basta muri, riapriamo le frontiere e permettiamo ai migranti di entrare legalmente per stroncare il traffico di essere umani.

***dal Redattore sociale, 4 maggio 2017 – Il cuore della riforma è uno solo: riaprire le frontiere dell’Italia e permettere ai migranti di entrarci legalmente. Senza dover ricorrere ai trafficanti di esseri umani. Sono tre, per ora, le proposte che vengono dal mondo del volontariato e del terzo settore per cambiare radicalmente la legislazione sull’immigrazione e lasciarsi alle spalle la Bossi-Fini e tutti gli altri provvedimenti degli ultimi dieci anni che hanno man mano introdotto paletti e ostacoli all’ingresso nel Belpaese. Sono state presentate in questi mesi. La prima è frutto del lavoro dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). La seconda è partita dai Radicali italiani e ha raccolto il consenso di diverse associazioni (anche cattoliche) e di un centinaio di sindaci ed è una vero e proprio disegno di legge, per il quale il primo maggio è partita la raccolta di firme con la campagna “Ero straniero – l’umanità che fa bene”. L’ultima proposta, in ordine di tempo, è stata presentata questa mattina a Milano da un cartello di una trentina di associazioni, centri sociali e comitati, chiamata “Nessuna persona è illegale”: “È lo slogan della grande manifestazione di Barcellona -ha spiegato Pietro Massarotto, presidente del Naga-. E calza perfettamente anche con la situazione italiana: riteniamo infatti che nessun migrante può essere ritenuto irregolare, per il semplice motivo che ad oggi non c’è alcun modo per entrare in Italia in maniera regolare”.

Si tratta di una piattaforma che in tre grandi capitoli rivolge una serie di richieste all’Unione Europea, al Governo e Parlamento italiani e ai sindaci. A Bruxelles le associazioni chiedono, tra le altre cose, di introdurre il permesso di soggiorno europeo, che verrebbe rilasciato da ciascuno Stato ma con validità in tutta l’Unione. Inoltre, una revisione del regolamento di Dublino, con la previsione del diritto del migrante di scegliere il Paese in cui chiedere asilo (attualmente possono fare domanda solo nella nazione in cui sono sbarcati). Alle istituzioni italiane (in particolare al Parlamento) viene chiesto di abolire la procedura dei decreti flussi e di instaurare nuovi meccanismi di ingresso: innanzitutto la possibilità per il migrante di chiedere un visto per ricerca di lavoro della durata di almeno 12 mesi e il ripristino dell’ingresso per lavoro a chiamata nominativa. Inoltre, la possibilità di regolarizzarsi nel caso in cui si abbia un lavoro, il diritto di voto alle elezioni amministrative e che almeno il rinnovo dei permessi di soggiorno sia gestito dai Comuni e non più dalle Questure. Ai Sindaci una totale adesione allo Sprar, il sistema nazionale che finora a funzionato bene nell’accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo.Gli otto articoli della proposta di legge di iniziativa popolare “Ero straniero – l’umanità che fa bene”, presentata il 12 aprile a Roma, contiene buona parte dei punti che caratterizzano la piattaforma presentata questa mattina a Milano. Innanzitutto si introduce il permesso di soggiorno temporaneo (12 mesi) per facilitare l’incontro dei lavoratori stranieri con i datori di lavoro italiani. Si prevede la regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari, se è dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa (trasformabile in attività regolare o denunciabile in caso di sfruttamento lavorativo) o di comprovati legami familiari. La proposta intende anche ampliare il sistema Sprar puntando su un’accoglienza diffusa capillarmente nel territorio con piccoli numeri.

C’è infine il documento di Asgi (“Programma di riforma delle norme italiane in materia di diritto dell’immigrazione, asilo e cittadinanza”). Gli avvocati di questa associazione, tra l’altro, hanno contribuito alla stesura delle altre due proposte. E in sostanza il documento, molto articolato, punta soprattutto sulla creazione di “canali di ingresso per ricerca di lavoro”, basati sulle garanzie prestate da singoli o imprese “individuando misure economiche effettive e adeguate di rimpatrio assistito nel caso, decorso un determinato periodo di tempo, la persona non abbia reperito un’attività lavorativa”.

Tre proposte, molto simili, che provengono da una galassia di realtà che va dai centri sociali alla Caritas italiana ai sindaci. Una galassia che rappresenta buona parte di quei volontari e operatori che in questi anni si sono fatti carico di accogliere i migranti. Alle polemiche, alle accuse di lucrare sul traffico dei migranti, rispondono con proposte articolate, basate sulla loro esperienza, cercano insomma di cambiare in meglio la vita di tutti, italiani e stranieri. (dp)

© Copyright Redattore Sociale, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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