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Turchia, Tana De Zulueta: il fronte del ‘no’ non aveva alcuna possibilità. Cambiate regole su schede a spoglio iniziato

***di Antonella Napoli, 18 aprile 2017* – Tana De Zulueta, a capo della missione degli osservatori dell’Ufficio per le istituzioni democratiche ed i diritti dell’uomo dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) in Turchia per il referendum costituzionale vinto di misura dal presidente Recep Tayyp Erdogan, è prima di tutto una giornalista e opinionista che collabora con numerose testate nazionali ed internazionali.
Consulente indipendente in materia di media, diritti umani ed elezioni, ha più volte guidato missioni di osservazione elettorale per l’Odihr.
Raggiunta telefonicamente per fare il punto sull’esito del voto e sulle contestazioni rivolte alla Commissione elettorale, che la delegazione ha incontrato nelle scorse ore, chiarisce subito che su domande ‘importanti’ che riguardano i futuri rapporti tra Europa e Turchia non può esprimersi perché “vanno al di là del nostro mandato”.

E allora ci atteniamo al tema, ovvero alle evidenze dell’osservazione dello svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio.

Intanto il numero delle schede sospette è stato definito: sono oltre 2 milioni e mezzo.
“Su questo punto abbiamo rilevato che nel pomeriggio del 16 – ci racconta De Zulueta – quando è iniziato lo spoglio in alcune zone del Paese, la Commissione elettorale centrale ha emesso una circolare con la quale autorizzava i presidenti dei seggi a ritenere valide anche le schede non timbrate, come previsto dalla legge elettorale vigente. In poche parole sono state cambiate le regole del gioco a partita in corso”.
Dalle conclusioni preliminari del rapporto Osce, espresse congiuntamente alla rappresentanza dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, è evidente, inoltre, come la competizione elettorale sia stata ‘diseguale’ “nel senso – spiega la capo missione – che la campagna del ‘sì’ è stata dominante grazie al sostegno del Capo dello Stato e di tutti i ministri del governo che hanno monopolizzato l’accesso alle piazze e sono stati protagonisti assoluti sui media”.

“Non esisteva alcuna condizione per garantire un’informazione imparziale per i cittadini – sottolinea – anzi è stato tolto all’organo che gestisce le elezioni il potere che aveva, essendo composto da magistrati e giudici costituzionali, di imporre sanzioni nel caso di violazioni del principio dell’ equità dei media. Questo potere gli è stato tolto per decreto emergenziale. Un chiaro segnale alla stampa affinché non badasse ad alcun limite. I media turchi sono fortemente simpatizzanti del Governo”.

Altro elemento che ha evidenziato la totale diseguaglianza nella visibilità garantita alle posizioni dei due fronti del referendum è quello relativo all’impossibilità della società civile e dei sindacati di fare campagna pubblicamente, ma solo in privato.

“Solo dieci partiti avevano l’autorizzazione s fare campagna – dice la capo missione Osce – il che era abbastanza paradossale trattandosi di una modifica della Costituzione che riguardava tutti i cittadini. Non è stato possibile costituire dei comitati per il ‘sì’ o per il ‘no’ pertanto i partiti avevano l’onere esclusivo di informare i cittadini. Noi abbiamo osservato grandi difficoltà, in certe zone più che in altre, non solo di personalità della società civile ma anche di molti partiti che hanno dovuto fermare le proprie attività ancor prima di entrare nel vivo della competizione”.

Per questi e molti altri elementi che hanno evidenziato l’assenza del rispetto delle libertà fondamentali essenziali per un normale processo democratico, limitate dallo stato di emergenza, e vere e proprie irregolarità, come il non aver annullato le schede senza timbro, il voto in Turchia non è da considerare ‘libero’ e rispettoso dei livelli di standard europei. “Le due parti non hanno avuto uguali opportunità per presentare le proprie ragioni ai votanti” ha concluso Tana de Zulueta “sia per la copertura mediatica, che ha ridotto l’accesso alla pluralità di visioni, che per l’attivo coinvolgimento di agenti pubblici della Turchia” a favore del si”.

Proprio in base alla relazione preliminare della delegazione Osce, l’Unione europea ha invitato le autorità turche ad avviare indagini trasparenti sulle irregolarità rilevate.

Il portavoce Ue Margaritis Schinas ha precisato che dopo aver esaminato attentamente le prime dichiarazioni della missione di osservazione internazionale sul referendum, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha auspicato che ad Ankara “considerino attentamente i prossimi passi” e ha sollecitato la “ricerca di un consenso nazionale più ampio possibile nel seguito del referendum”.
Su questo punto la De Zulueta non ha dubbi, entro le prossime ore sarà chiaro quali ‘reali’ possibilità possa avere un eventuale ricorso sull’esito del voto.

*da articolo21.org, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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