Wilders non vince, ma l’Olanda non cambia

Left, quotidiano on line, ci spiega perché il risultato olandese non è poi così buono, anche se quello che paventavano i sondaggi con la vittoria di Wilders era drammaticamente peggiore. La gioia dei Verdi guidati da Klaver (nella foto), vincitori morali della competizione, potrebbe trasformarsi in preoccupazione di fronte alla prospettiva di entrare in coalizione col centrodestra per consentire un governo al Paese. Vedremo. In ogni caso il pericolo di un razzista xenofobo al governo è stato scongiurato e, nell’attesa di essere egualmente rassicurati dalle  elezioni prossime in Francia e in Germania, abbiamo un buon motivo per tirare un sospiro di sollievo (nandocan) 

2016-09-06 20:24:02 AMSTERDAM – Fractievoorzitter Jesse Klaver tijdens de bekendmaking van het verkiezingsprogramma van GroenLinks. ANP REMKO DE WAAL

***di Alexander Damiano Ricci, 16 marzo 2017 – Il partito Liberal Conservatore del Premier Mark Rutte esce vincitore dalle elezioni parlamentari olandesi del 15 marzo, aggiudicandosi 33 seggi su 150. L’incubo Wilders si è rivelato uno “spauracchio”. Con poco più del 13 per cento dei voti, il Partito per la libertà (Pvv) è arrivato secondo e raccoglie 20 seggi in Parlamento. Subito dietro, al terzo posto, i Cristiano Democratici (Cda) con 19 seggi.

A livello internazionale parole di incoraggiamento sono arrivate da parte di Rajoy, Hollande e dagli esponenti del Gruppo dei liberali al Parlamento europeo, nonché dai Lib Dem britannici. Per tutti, la mancata vittoria del populismo rappresenta la notizia più importante.

Eppure, il risultato non ha abbattuto il morale della destra radicale europea. Anzi. Il segretario del Front National (Fn), Nicolas Bay, si è complimentato con Wilders, descrivendo il risultato come «un vero successo». Si tratta in effetti, di una mezza verità, considerando che Wilders ha aumentato i propri seggi rispetto al 2012, mentre. Allo stesso tempo, il Vvd di Rutte ne ha persi ben 8. Nelle ultime settimane, però, la dinamica dei sondaggi aveva segnalato il recupero di Rutte e la discesa di Wilders: il premier, inseguendo il PVV sui suoi temi, ha fatto in modo di riprendersi una parte dell’elettorato. Lo spauracchio di un successo di Wilders ha poi forse portato molti olandesi alle urne: rispetto alle europee, quando gli xenofobi erano andati benissimo, ha votato molta più gente. E anche rispetto al 2012.

E la sinistra? Il Partito socialdemocratico (PvdA) raccoglie letteralmente i cocci, precipitando da 38 a 9 seggi. Una batosta formidabile che dimostra, una volta di più, l’effetto che le larghe intese provocano sui partiti socialdemocratici. Gli altri due partiti, GroenLinks (sinistra ecologica) e il Partito socialista (Sp) arrivano a 14 seggi: entrambi aumentano il loro bottino rispetto al 2012.

Jesse Klaver, leader di GroenLinks, viene identificato come vincitore morale delle elezioni. Ha portato il suo partito da 4 a 14 seggi. Ma forse, paradossalmente, si trova nella situazione più difficile. Da stamani sono infatti partite le speculazioni sul gioco delle alleanze per creare una coalizione di governo. Nel Parlamento sono entrati 13 partiti. Sommando i seggi delle formazioni liberali e di destra (Vvd, Cda, D66), non si arriva a una maggioranza (76 seggi) stabile. GroenLinks diventa conseguentemente un potenziale ago della bilancia.

D’altra parte, Wilders è escluso a prescindere. Nonostante il leader del Pvv abbia confermato la sua disponibilità a creare un governo, tutte le formazioni avevano categoricamente rifiutato un tale scenario già prima del voto. Il partito socialista sembra ideologicamente troppo distante e punta da sempre su una strategia di opposizione forte. Rimane il partito socialdemocratico. Ma dopo il tracollo, come potrebbe insistere sulla stessa strategia?

Rimane quindi Klaver. Durante la campagna, il giovane leader ha parlato di ideali, ma ha anche fatto capire che sarebbe aperto a un compromesso. Il lato pragmatico del giovane olandese potrebbe avere la meglio. Ma, in questo caso, quale sarebbe il destino di GroenLinks?

Al di là dei ragionamenti partitici, rimane un dato di fatto. L’Olanda non cambia, anzi. La destra rimane fermamente al governo e si è spostata più a destra di quanto no fosse già. Probabilmente più di prima, considerando la caduta dei socialdemocratici. Wilders, dall’opposizione potrà giocarsi la carta della “vittima del sistema” e influenzare l’agenda politica. E’ quello che già ha fatto durante l’ultima legislatura. Ed è una dinamica che ha portato i Paesi Bassi a diventare un Paese in cui la xenofobia ha fatto breccia non solo a destra, ma anche tra i partiti di sinistra. A parte, GroenLinks. Appunto.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti