Chi si ricorda di Tor di Nona? (video 1’27”)

 

Roma, 14 marzo 2017 – Un asino con le ali è il simbolo di questa via romana, sovrastata dal Lungotevere quasi di fronte a Castel Sant’Angelo. Era già stata sgomberata una prima volta negli anni trenta, gli abitanti trasferiti nei nuovi quartieri periferici. Il progetto era quello di demolire le case per allargare il lungotevere come era avvenuto poco prima per via della Conciliazione, ma venne la guerra e non se ne fece più nulla. Alla fine degli Anni Sessanta, in piena contestazione giovanile, le case furono occupate da alcuni studenti (qualcuno tra questi divenne famoso, come l’attrice-modella Isabella Rossellini), le pareti dipinte da bellissimi murales, tra cui capeggiava un asilo volante, simbolo di libertà e di utopia.

Gli studenti volevano far aprire gli occhi agli Amministratori su quella via, in pieno centro, vergognosamente degradata. Ci fu qualche promessa di intervento, ma poi gli anni della contestazione passarono senza che nessun amministratore provvedesse al risanamento. Le case furono occupate dai senza tetto e diventavano sempre più fatiscenti, fino a quando la giunta Veltroni mandò i vigili a liberarle e a restaurare la strada, che ora ospita gallerie d’arte, atelier di pittori e stilisti, negozi di oggettistica e design. Ma si decise di conservare in parte i murales, a ricordo di quegli anni ruggenti. Nonostante sia a pochi passi dall’affollatissimo ponte Sant’Angelo, Tor di Nona rimane nascosta e solo qualche turista più curioso passa a visitarla.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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