Alla festa di Articolo 21. Canta: Antonio Di Bella.

Eravamo in tanti, lunedì sera, al Caffè letterario di Roma, per i 15 anni di Articolo21. Abbiamo ripercorso in un video i momenti salienti dell’associazione dal giorno della nascita, il 27 febbraio 2002. Quel giorno, nel salone della federazione nazionale della Stampa, c’ero anch’io in quel gruppo di fondatori guidati allora e per molti anni da Beppe Giulietti e Federico Orlando. Il  compito che ci eravamo dati continua oggi ad essere quello di difendere la libertà di informare e il diritto dei cittadini di essere informati. Giornalisti, uomini della cultura e dello spettacolo, ma anche altri cittadini convinti dell’importanza per la democrazia di una comunicazione indipendente dalle pressioni e dalle minacce dei potenti di ogni tipo. Come hanno testimoniato alla festa Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, Luciana Alpi, mamma di Ilaria, Rino Rocchelli, padre di Andrea. Donne e uomini che chiedono verità e giustizia per i loro cari, in una lunga battaglia che ha visto Articolo21 sempre in prima fila. Messaggi di saluto e di augurio delle maggiori istituzioni dello Stato. “La vicinanza delle maggiori istituzioni dello stato è per noi soprattutto uno stimolo a proseguire nel solco dell’azione portata avanti in questi 15 anni – hanno detto Barbara Scaramucci ed Elisa Marincola, presidente e portavoce di Articolo 21.

E poi tanta musica, con artisti di professione ma anche “musicisti prestati al giornalismo” come il direttore del sito Stefano Corradino ha presentato Antonio Di Bella, direttore di Rai News 24 e l’altra sera sul palco in veste di “chansonnier”. E alla sua esibizione sul palco del Caffè letterario è dedicato il mio video.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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