Articolo21 compie quindici anni. Il 27 febbraio tutti a Roma al Caffè letterario

Nandocan, socio fondatore, non  può mancare. E i miei lettori sono tutti invitati (nandocan)

**di Stefano Corradino, 10 febbraio 2017* – La vignetta che Vauro ci regalò 15 anni fa per la nascita dell’associazione Articolo21 (e del sito) descriveva efficacemente lo stato di salute della nostra informazione tra censure e autocensure, bavagli, intimidazioni. La libertà di informare sancita dalla Costituzione imprigionata e minacciata sotto la scure dei potenti di turno.
Ci auguravamo per noi (e per il Paese) che la nostra esperienza associativa avesse una breve durata. La speranza che in un Paese in cui la libertà di espressione è un valore fondamentale della nostra Carta non ci dovesse essere bisogno di una o più associazioni per difenderlo.
La storia di questi ultimi 15 anni ha vanificato i nostri auspici e la vignetta di Vauro oggi come allora mantiene tutta la sua sconsolata attualità.
Liste di proscrizione, querele temerarie, Esecutivi che controllano il servizio pubblico, vecchie e nuove precarietà, crisi e concentrazioni editoriali, conflitti di interesse irrisolti… Tutti elementi che contribuiscono a mantenerci ancora nelle posizioni di coda delle graduatorie sulla libertà di informazione.

Ci siamo battuti in questi quindici anni per il dovere di informare ed il diritto ad essere informati. E per illuminare quelle periferie dimenticate dalla gran parte dei media. Lo abbiamo fatto con iniziative nelle piazze, convegni, seminari… E sul web aggiornando quotidianamente il sito che state leggendo, senza un giorno di sosta, grazie al lavoro volontario di chi credeva e crede nei valori della libertà di espressione. Senza sponsor né finanziamenti pubblici, senza padrini né padroni.

A quindici anni esatti di distanza abbiamo deciso di festeggiarci, ripercorrendo in un video la nostra storia e invitando tutti coloro che hanno condiviso con noi questo lungo e bellissimo viaggio. L’appuntamento è per lunedì 27 febbraio a Roma presso il Caffé Letterario, in via Ostiense. Saremo insieme dalle ore 20 per ricordare, tra musica e parole, i primi 15 anni di Articolo 21. E per preparare i prossimi 15!

Nei prossimi giorni il programma definitivo. Intanto cominciate a segnarvi la data e a comunicarci la vostra partecipazione alla mail redazione@articolo21.info
Vi aspettiamo. Tanti. E carichi!

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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