Con Berdini: sì allo stadio, no allo scempio

#famostostadio e il tweet di Totti. Facciamolo, risponde l’assessore all’urbanistica Berdini, ma nel rispetto del piano regolatore. Parnasi invece – ha precisato nell’intervista alla Gazzetta dello Sport –  “vuole fare insieme allo stadio qualcosa come 600 mila metri cubi regalati. Io sono a favore dello stadio della Roma, l’ho detto 10 volte, sono contro questo gioco della roulette. Chi ha scelto quell’area che ha bisogno di un immenso investimento pubblico? Ha scelto il privato? – ha aggiunto Berdini-. È questo il futuro delle nostre città? Che diamo le chiavi delle città al privato? Parnasi che blocca la filovia sulla Laurentina ora ci impone di fare un ponte, una metropolitana che non si può fare. È questa la città che pensiamo? Noi non siamo l’amministrazione del no”. D’altra parte, aggiungo io, è anche per cominciare a dire qualche no a chi ha fatto fino a ieri quello che ha voluto a Roma, inondandola di cemento, che sono stati eletti. #iostoconberdini (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 8 febbraio 2017  – Chiamiamo le cose con il loro nome.

A Roma, la costruzione del nuovo stadio è il pretesto per una vasta speculazione edilizia del palazzinaro Luca Parnasi. Nel progetto di realizzazione di un nuovo quartiere a Tor di Valle, l’incidenza dello stadio è solo del 14%. Ma tutti parlano dello stadio, perché è l’elemento che catalizza la forza dei tifosi di calcio contro l’assessore Berdini. Che non è ostile alla realizzazione dello stadio, ma – giustamente – pretende la difesa del suolo, nel rispetto del piano regolatore.

Tuttavia, questa vicenda di straordinario abusivismo viene cavalcata da chi cerca consenso sportivo e politico, come se si trattasse di fare un semplice stadio. La posta in gioco, invece, è ben altra: ribadire che a Roma comandano i palazzinari. E tutti gli altri si devono adeguare ai loro interessi.

Allora sappia l’assessore Berdini, che siamo in molti a sostenerlo nella sua resistenza anti-speculativa e per riportare la legalità al di sopra della palazzinaro-crazia. Non sono un tifoso, ma penso che un nuovo stadio si possa fare, un nuovo scempio no.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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