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Nascono i Comitati per la Costituzione (video 12’43”)

R0ma, 21 gennaio 2017 – Hanno difeso la Costituzione, ora è il momento di attuarla, a cominciare dalla nuova legge elettorale. Non si scioglieranno gli oltre settecento comitati per il NO al recente referendum sulla riforma Costituzionale, che erano rappresentati oggi all’assemblea nazionale convocata a Roma dal presidente professor Alessandro Pace e dal segretario Domenico Gallo. Non saranno un partito politico, né un movimento, né una lista elettorale, come in grandissima maggioranza hanno concordato e come ha voluto precisare subito il professor Tommaso Montanari, vice presidente di Libertà e Giustizia. Tuttavia si impegneranno ancora “in prima persona, in contatto diretto e vitale con la comunità territoriale a cui fanno riferimento”.

Potrebbero offrire quel raccordo con l’elettorato che i partiti, anche e soprattutto a sinistra, sembrano aver perduto per arricchire di nuova vitalità alla democrazia italiana. I politici presenti hanno mostrato di prendere in considerazione l’offerta. Fra i tanti interventi della giornata, il video ne propone quattro fra i più applauditi, straordinariamente efficace quello della novantaduenne Lidia Menapace, partigiana ed ex parlamentare della sinistra radicale. Gli altri sono di Paolo Ferrero, leader di Rifondazione, del costituzionalista Gaetano Azzariti e di Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra italiana.

Resteranno dunque una Rete di comitati territoriali indipendenti ed autonomi, con un coordinamento nazionale, costituito da uno o due rappresentanti per regione,  che svolgerà una funzione di servizio e di collegamento. Il magistrato Domenico Gallo, che è stato finora il principale animatore dell’ iniziativa, ha indicato nella relazione introduttiva quali caratteristiche dovrebbe avere, secondo la rete, la nuova legge elettorale, una volta passato l’esame di dopodomani della Corte Costituzionale. “Dobbiamo pretendere – ha detto – che il sistema elettorale ripristini la rappresentanza, garantisca l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto, restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i loro rappresentanti, riconduca i partiti alla loro funzione costituzionale di canali di collegamento fra la società e le istituzioni, piuttosto che strutture di potere autoreferenziali”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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